UN PATTO PER IL LAVORO E IL CLIMA, IL FARE IMPRESA E LA RIGENERAZIONE 

Nei primi 100 giorni, costruiremo un nuovo “Patto per il lavoro e per il clima, il fare impresa e la rigenerazione delle Marche”, fondato sulla condivisione delle scelte e la partecipazione di tutti i protagonisti per aprire una nuova fase e per arrivare all’azzeramento delle emissioni climalteranti entro il 2050, e il passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035. Lavoratori e sindacati, imprese e associazioni di categoria, professionisti, istituzioni locali e università saranno impegnate ad analizzare e discutere e dare valore ai nostri progetti. Le linee guida principali per il nuovo “Patto” sono: lavoro, contrasto ai cambiamenti climatici, innovazione, sostenibilità, Europa e internazionalizzazione, formazione. Per dare piena attuazione ai progetti approveremo una nuova legge regionale sul lavoro e l’imprenditorialità, introducendo strumenti come: l’Agenzia regionale per il lavoro e l’impresa delle Marche, con lo scopo di governare il settore attraverso le strutture territoriali dei rinnovati Centri per l’Impiego; e i Centri di Imprenditorialità Diffusa (CID), luogo di incontro, pubblico e privato, di istituzioni, università, sistema camerale e parti sociali, con lo scopo di rilanciare la competitività del sistema mettendo al centro l’impresa.

SOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE AL CENTRO DEL PROGETTO PER LE MARCHE

Il tema della sostenibilità è divenuto ormai centrale, nella sensibilità comune, nell’impegno dei giovani, nelle politiche europee. Quando parliamo di sostenibilità non parliamo più soltanto di ambiente o di vincoli ambientali, ma parliamo di istituzioni democratiche, pace e cooperazione, di lavoro buono e lotta alle disuguaglianze e alle povertà, di economia responsabile, civile e sociale. Parliamo di un elemento che attraversa e pervade tutta la società, di opportunità reali e di tappe di un percorso che vanno urgentemente e coerentemente raggiunte se vogliamo che l’umanità abbia un futuro sulla terra.Di questo ci parla l’Agenda 2030 dell’ONU con i suoi 17 Goals e 169 Target e la nuova Strategia sulla biodiversità “Riportare la Natura nella nostra vita”, approvata dalla Commissione UE il 20 maggio 2020. Le Marche devono sentirsi parte dello sforzo che l’umanità migliore sta facendo nelle singole nazioni, nelle grandi aree regionali come l’Europa o a livello planetario per far crescere la civiltà e per salvare il pianeta.Ci sono studi analitici come quelli di ASVIS (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile) sul BES (Benessere Equo e Sostenibile), o quelli del Forum Disuguaglianze Diversità sugli squilibri e le iniquità sociali e territoriali, o quelli della Fondazione “E. Mattei” sui contesti urbani che ci dicono come le Marche sono posizionate nel rispetto dei 17 Goals e 169 Target e dove dobbiamo intervenire per essere migliori, più europei e cittadini degni del mondo. Inoltre di grande interesse L’appello degli oltre 400 scienziati e studiosi italiani ai Presidenti dello Stato e del Consiglio dei Ministri “Per un paese sostenibile dopo il Covid-19”.Pensiamo alla tutela delle risorse idriche e dei boschi che rappresentano un terzo della superficie regionale, alle politiche per i parchi e le aree protette, alla bonifica delle aree inquinate, alla lotta al dissesto idrogeologico, al consumo di suolo zero e all’obiettivo di città e comunità sostenibili da conseguire anche attraverso una nuova legge urbanistica.
Ma pensiamo anche al contrasto della povertà minorile e non solo, alla promozione delle pari opportunità tra uomo e donna, al lavoro femminile, alla necessità di servizi per l’infanzia (asili nido pubblici e privati), alla conciliazione vita-lavoro, al problema della casa per le fasce sociali più indigenti, a scuole accoglienti, accessibili e sicure, al diritto allo studio, all’integrazione degli immigrati e all’accessibilità per i disabili. Sono tutte questioni su cui lavorare sodo anche a livello regionale.Agenda 2030 e la Strategia Europea sulla biodiversità saranno alla base della nostra azione di governo, far diventare le indicazioni scelte operative dell’amministrazione regionale, monitorare e traguardare nell’arco di 5 e 10 anni i risultati attesi, che vogliamo consegnare alle successive generazioni. Così intendiamo la Strategia Regionale dello Sviluppo Sostenibile (STRASS) che mettiamo a fondamento dell’attuazione del nostro programma, in raccordo con le corrispondenti elaborazioni nazionali ed europee. Per questo prevediamo la costituzione di un “Comitato per il Capitale Naturale”Tutti i Comuni delle Marche protagonisti del Patto dei sindaci per il clima e l’energia.Siamo i primi a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente gli ultimi che effettivamente possano combattere l’imminente crisi climatica globale.I comuni, infatti, svolgono un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti conseguenti al cambiamento climatico, soprattutto se si considera che l’80% dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 è associato alle attività urbane.L’obiettivo comune è arrivare alla riduzione del 40% dei gas a effetto serra entro il 2030, e l’adozione di un approccio condiviso per affrontare la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.Al fine di tradurre il nostro impegno politico in misure e progetti operativi dobbiamo arrivare a coinvolgere il 100% dei Comuni delle Marche nell’Iniziativa Europea “Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia” entro il 2025. In questo modo il territorio diventa un sistema socio-energetico-climatico, composto da un governo locale e di persone che fanno scelte nel settore energetico e nell’adattamento climatico. È nostra volontà ispirare le città, i territori e i governi locali ad avere un ruolo d’avanguardia nella transizione energetica e nell’adattamento al cambiamento climatico; sostenerli nell’elaborazione di strategie per azioni concrete; tradurre e accelerare l’azione sull’adattamento e migliorare la resilienza locale agli impatti climatici. Assisteremo i Comuni per la realizzazione dei Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), forniremo elementi utili a redigere l’Inventario di Base delle Emissioni, per monitorare le azioni di mitigazione e una Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici.

FARE IMPRESA

Un nuovo “Patto” per il lavoro e per il clima, il fare impresa e la rigenerazione delle Marche deve mettere al centro il rilancio della piccola e media impresa e del tessuto economico produttivo marchigiano che è contraddistinto da una forte vocazione manifatturiera. Insieme alle misure urgenti dei primi 100 giorni per affrontare la nuova fase determinata dal Covid e garantire sicurezza e sostegno alle imprese, occorre ripensare un nuovo modello di crescita delle PMI con particolare attenzione all’innovazione dei processi produttivi, alla digitalizzazione, alla transizione ecologica.

UN “GREEN NEW DEAL” DELLE MARCHE

Le Marche sono tra le Regioni con il più alto numero di imprese che investono nella Green Economy, circa 11,780 miliardi negli ultimi 5 anni. Ambiti d’investimento green sono stati: energie rinnovabili, risparmio energetico, tecnologie pulite. L’investimento in questi settori ha prodotto un valore aggiunto di circa 4,4 miliardi solo nel 2019, pari al 12% dell’intero valore aggiunto regionale. Grazie agli investimenti nella Green Economy sono stati creati nuovi posti di lavoro e cresce, pertanto, la redditività e la consapevolezza dell’importanza dell’ecosostenibilità. “L’economia verde” è un fattore di competitività che ha saputo dare la migliore risposta alla crisi di questi anni. Una coraggiosa e vincente evoluzione di sistema avviata dal basso che si basa su investimenti e produce lavoro, sostiene la coesione della comunità e s’intreccia con il territorio. Per le Marche rappresenta una grande opportunità puntare ad un “Green New Deal”, driver prioritario di sviluppo per i territori, in linea con questo previsto dall’Europa e dai 17 obiettivi dell’Agenda delle Nazioni e dell’Agenda 2030. Ciò è possibile realizzando bandi ad hoc, considerato che la nostra regione può vantare la presenza di competenze e conoscenze di eccellenza nell’ambito della manifattura sostenibile. La “Green Economy” deve essere un quadro generale entro il quale porre gli interventi programmatici della legislatura: dagli interventi POR FESR per l’economia verde al piano di trasporto pubblico e della mobilità regionale, agli incentivi in edilizia, recupero delle aree del territorio degradate dal punto di vista sociale e ambientale, al turismo ecologico, alla promozione dei piccoli centri delle aree interne e montane.

RIGENERAZIONE URBANA, EDIFICI PUBBLICI GREEN E RILANCIO DELL’EDILIZIA: STOP AL CONSUMO DI SUOLO E COSTRUIRE SUL COSTRUITO

La Regione Marche con LR 22/2011 ha pubblicato una legge dal titolo: “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”. Tale normativa è importante per ridurre il consumo di suolo ed è uno stimolo per recuperare il patrimonio edilizio. Il rilancio dell’edilizia, dopo anni di crisi, passa attraverso la riqualificazione urbana e gli investimenti pubblici che offrono nuove opportunità per il settore delle costruzioni. Per sostenere l’attrattività del territorio a fini insediativi, in particolare, saranno attivate misure volte ad incentivare la rigenerazione urbana delle periferie e la ristrutturazione e riqualificazione degli edifici legate al recupero degli stessi così come all’efficientamento energetico e all’abbattimento di costi di manutenzione. Così come un piano per riqualificare le zone artigiani e industriali. In particolare, investiremo nella trasformazione green degli edifici pubblici con l’adeguamento e l’efficientamento, per esempio delle scuole, utilizzando al meglio le risorse europee e attraverso progetti di partenariati pubblico-privato.

È QUESTIONE DI GENERE

L’IMPRENDITORIA FEMMINILE PER UN FUTURO FIORENTE DELLE MARCHE

L’epoca della trasformazione digitale dei modelli economici, quali ad esempio cloud computing, intelligenza artificiale, big data, robotica, Industria 4.0, nella quale viviamo comporta che nei prossimi anni si svolgeranno mestieri che ancora oggi sono sconosciuti.Considerando che nei quattro atenei marchigiani nell’anno di immatricolazione 2017/2018 risultano iscritte oltre 6mila donne in più rispetto ai colleghi uomini bisogna orientare ragazze e giovani donne verso l’imprenditoria così come verso la scelta di materie cosiddette STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), in modo da contribuire al raggiungimento di quanto raccomandato dal Consiglio dell’UE con Raccomandazione del 22/5/2018 “relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente” in base alla quale bisogna promuovere “l’acquisizione di competenze in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM), tenendo conto dei collegamenti con le arti, la creatività e l’innovazione, e motivare di più i giovani, soprattutto ragazze e giovani donne a intraprendere carriere STEM”.

PER UNA PIENA PARITA’ DI GENERE

Un significativo sviluppo dell’occupazione femminile attraverso due importanti interventi: da un lato la sensibilizzazione delle imprese con forme di incentivazione per la creazione di reti di servizi per la conciliazione vita-lavoro e di utilizzo dello smart working nei primi 3 anni di vita dei figli, dall’altro un sistema premiale nell’accesso ai bandi e di certificazione per le imprese con i più alti livelli di gender equality, in particolare di parità salariale, utilizzando i dati elaborati dal Tavolo Regionale per le Statistiche di genere avviato nel 2019.

FARE DELLE MARCHE UNA TERRA ALL’AVANGUARDIA SULLA PARITÀ DI GENERE

Le pari opportunità tra uomini e donne, la rimozione di ogni forma di disuguaglianza, è una delle più grandi questioni del nostro tempo. Vogliamo fare delle Marche una terra all’avanguardia sulla parità di genere che per noi rappresenta anche uno straordinario motore per un nuovo sviluppo sostenibile, economico e sociale. In questi anni la Regione Marche ha introdotto tante misure. Dallo stanziamento di risorse importanti per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro al sostegno alla creazione di nuove imprese a guida femminile. Dal raddoppio dei fondi per i centri antiviolenza al protocollo della rete regionale antiviolenza sottoscritto da molti interlocutori istituzionali. Dall’istituzione di un tavolo regionale per la valutazione delle politiche di genere alla conquista della “doppia preferenza” per il voto dalle prossime elezioni regionali. Insomma, non partiamo da zero e c’è stato un lavoro prezioso. La parità di genere sarà un tema cruciale ancora di più nella prossima legislatura e richiede un approccio sistemico. Noi vogliamo essere protagonisti di una nuova agenda di iniziative e politiche capaci sempre più di ridurre le diseguaglianze di genere. È tempo di agire ancora con più forza per realizzare nei fatti la piena parità, dal lavoro alla vita nelle istituzioni, al fine di migliorare l’intera società.Daremo vita a un “bilancio regionale di genere” come strumento per migliorare le azioni concrete rivolte alle marchigiane che può dotarsi del Tavolo regionale per le statistiche di genere, istituito nel 2019, per valutare in maniera più puntuale le scelte da fare per migliorare l’azione di governo e ridefinire le priorità d’intervento rispetto ai bisogni e le speranze dei cittadini. Per noi le priorità sono quelle di promuovere la parità salariale tra uomini e donne: è inaccettabile la diversità di trattamento salariale a parità del lavoro svolto. Vogliamo continuare a sostenere l’occupazione femminile e incentivare le donne che vogliono fare impresa. C’è bisogno di un welfare capace di conciliare lavoro e famiglia. Così come più prestazioni sanitarie per la salute e la prevenzione delle malattie, come ad esempio lo screening.La tutela dei diritti delle donne lungo tutto l’arco della vita riproduttiva ci chiede maggiore attenzione assicurando su tutto il territorio regionale la piena applicazione della legge 22 maggio 1978 n. 194, potenziando i consultori familiari che devono diventare anche luoghi per la tutela della salute della comunità Lgbti. È necessario quindi trovare il giusto equilibrio tra personale obiettore e non obiettore al momento delle assunzioni relative al personale che esercita il proprio diritto all’obiezione e non, nel rispetto del principio di ragionevolezza, il migliore possibile bilanciamento tra diritti.E poi la lotta alla violenza di genere: una battaglia prima di tutto culturale che bisogna sostenere con più risorse il prezioso lavoro del mondo dell’associazionismo e dei centri antiviolenza, anche attraverso una grande sensibilizzazione culturale per superare gli stereotipi di genere.L’affermazione dei diritti civili e la lotta ad ogni discriminazione.La Regione Marche deve farsi promotrice di una società più inclusiva su ogni livello, per un nuovo contesto sociale aperto a ogni sensibilità, ogni pensiero e ogni modo di declinare la propria vita sentimentale e sessuale; una società in cui non sia necessario autodefinirsi per trovare il proprio spazio in essa e sentirsi accettati. La Regione Marche ha già approvato una legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, che va attuata e rinnovata a pieno. La Regione, in collaborazione con le associazioni del territorio, deve favorire nelle scuole di ogni ordine e grado la promozione di attività di formazione e aggiornamento del personale docente in materia di contrasto agli stereotipi, prevenzione del bullismo e cyberbullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, ideando iniziative e progetti che includano anche i genitori e le famiglie. Anche lo sport è un ottimo strumento per contrastare gli stereotipi di genere promuovendo iniziative per favorire l’equa partecipazione allo sport. È importante promuovere e sostenere eventi socio-culturali che diffondano la cultura dell’integrazione e della non discriminazione, al fine di sensibilizzare i cittadini al rispetto delle diversità. Il Servizio sanitario regionale, i servizi socio- assistenziali e socio-sanitari svolgono un ruolo fondamentale in tema di informazione, consulenza e sostegno in favore delle persone gay e lesbiche, transessuali, transgender e le loro famiglie. In tal senso la formazione di operatori e operatrici risulta essenziale. Come è stato fatto per le tematiche inerenti alle violenze di genere, anche per i fenomeni legati alla discriminazione e la violenza dipendente all’orientamento sessuale e l’identità di genere si può istituire un osservatorio regionale per il monitoraggio del fenomeno.

PER UNA EFFETTIVA TUTELA DELLE PERSONE

Un significativo ed equo sviluppo economico non può non prescindere dalla sensibilizzazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni al rispetto della dignità dell’orientamento sessuale dei lavoratori e delle lavoratrici. Più in generale promuovere, non solo sui luoghi di lavoro, la concreta tutela delle persone lgbt da ogni discriminazione mediante una legislazione regionale specifica, ed implementando e ampliando le commissioni già esistenti con la partecipazione delle associazioni lgbt maggiormente rappresentative. In particolare la regione dovrà prevedere un fondo per sostenere economicamente e coprire le spese legali delle persone lgbt vittime di discriminazione che non possono accedere al patrocinio a spese dello Stato e per coprire i costi per la costituzione di parte civile degli Enti pubblici interessati e della regione, prevedere o implementare corsi di educazione nelle scuole superiori e negli atenei per favorire la conoscenza e l’inclusione sociale, promuovere la sottoscrizione di una “carta etica e di comportamento civico” per il rispetto dei principi di pari dignità e anti-discriminazione incentivandone l’adesione mediante finanziamenti specifici a favore delle piccole e medie imprese e delle amministrazioni locali ed Enti pubblici e privati che la sottoscrivono e attuano progetti e azioni per rendere effettiva la tutela. Apportare tutti i correttivi legislativi necessari alla norme regionali già in vigore per favorire l’inclusione sociale e la tutela delle persone lgbt.

SMART WORKING, STRUMENTO DA VALORIZZARE

Quello dello smart working è un tema esploso durante il lockdown. Esso rappresenta uno strumento da incentivare per i vantaggi ambientali, di conciliazione vita-lavoro, di produttività e di autonomia organizzativa dei lavoratori, ma che non può prescindere dal diritto alla disconnessione fuori dall’orario contrattuale. Per questo riteniamo necessario incentivare economicamente le imprese del territorio che decideranno di utilizzare questa modalità di lavoro, per le mansioni compatibili, per almeno il 34% dell’orario ovvero 2 giornate settimanali.

DALLA PARTE DEI GIOVANI CHE VOGLIONO PROVARCI

A ciascun giovane delle Marche deve poter essere data l’opportunità di realizzarsi nella sua terra, prima di dover decidere di tentare altrove il successo. Per questo è necessario condividere con i giovani stessi, con il mondo dell’istruzione, dell’alta formazione, del lavoro e dell’impresa un programma di interventi che allinei i percorsi formativi e quelli occupazionali, specie negli ambiti sui quali vogliamo sospingere lo sviluppo regionale: pensiamo, ad esempio, ai vasti e trasversali campi della sostenibilità, dell’innovazione digitale, della cultura.
Ci sembrano interessanti alcune sperimentazioni che possono essere messe in atto:⁃ Consentire a ogni studente indigente delle Marche di avere un PC;⁃ Riconoscere una “eredità universale” ai giovani marchigiani che hanno compiuto 18 anni di età e che provengono da famiglie indigenti, da spendere per costruire il proprio futuro formativo o lavorativo;⁃ Formare ogni biennio e favorire l’inserimento nelle imprese marchigiane di1.000 “Digitali” per aiutare l’evoluzione tecnologica delle PMI e la gestione dei contenuti sulle piattaforme web;⁃ Rafforzare l’esperienza di EUREKA, i dottorati di ricerca svolti in azienda, e attivare i “dottorati comunali” nelle Aree Interne;⁃ Incentivare l’alta formazione scientifica delle ragazze;⁃ Mettere al centro dell’azione delle politiche attive del lavoro il tema della disoccupazione giovanile e dei Neet;⁃ Incentivare il servizio civile.

INFRASTRUTTURE DIGITALI

BANDA ULTRA LARGA IN TUTTI I COMUNI DELLE MARCHE

L’emergenza Covid19 ha reso lampante l’importanza di avere infrastrutture digitali al passo con i tempi ed efficienti. Dalla scuola al lavoro al fare impresa all’accesso ai servizi pubblici fino alle relazioni sociali, la Rete permea ogni aspetto della vita. È chiaro dunque come non sia più possibile rimandare l’implementazione della Banda Ultra Larga su tutto il territorio regionale. Entro il 2021 in ogni comune delle Marche dovrà essere possibile la connessione ad internet almeno a 30Mbps per le abitazioni, e a 100Mbps per gli enti pubblici e le imprese.

AGENDA DIGITALE REGIONALE SUL MODELLO DI QUELLA EUROPEA

Vogliamo che le Marche diventino protagoniste dei moderni processi di innovazione che si fondano sull’impiego di tecnologie e strumentazioni digitali per metterli al servizio dello sviluppo economico e sociale della nostra regione. Ovvero l’Agenda digitale come nuovo paradigma per assicurare lo sviluppo economico della nostra regione e per la quale serve una Pianificazione strategica. L’Agenda digitale regionale che avrà come modello l’Agenda digitale europea. Oltre alla banda ultra larga per tutti i comuni delle Marche, dunque, vogliamo investire in ricerca e innovazione, l’inclusione nel mondo digitale. Vogliamo che l’innovazione informatica porti grandi miglioramenti nei servizi sanitari forniti ai cittadini. Utilizzando soluzioni Cloud per l’archiviazione dei dati si dovrà creare un data warehouse unico, centralizzato per le informazioni sanitarie, con anagrafiche dei cittadini residenti, aggiornate e certificate.Sarà sviluppata una specifica Server Farm destinata agli enti locali che dovrà garantire applicazioni informatiche, gestionali e documentali adeguate, in particolare per la conservazione dei documenti digitali delle pubbliche amministrazioni. Il tutto inun’infrastruttura (come la Server Farm) dotata di servizi di assistenza e consulenza a costi contenuti per effetto delle economie di scala generate. Dovranno inoltre essere sviluppati sistemi per fornire ai Comuni soluzioni per il disaster ricovery.Per tenere il passo con il mondo, punteremo alla creazione di un Data center unico regionale, come supporto alle piccole e medie imprese.
A tale scopo si renderanno disponibili applicativi, gestionali, commerciali e soluzioni di e-commerce in modalità condivisa a costi limitati sempre per effetto delle economie della conoscenza. Non possiamo inoltre certo rinunciare, attraverso l’agenda digitale, a sviluppare nuovi programmi di digitalizzazione della pubblica amministrazione e di infrastrutturazione telematica, coinvolgendo attivamente cittadini e imprese in questo percorso.Saranno sviluppati i Piani di implementazione per la Smart City e la Smart Governance. La Smart City, città “intelligente”, è un paradigma che sottintende uno smart governance per lo sviluppo delle città con un’elevata qualità della vita, dove ogni spazio urbano è concepito in modo ergonomico, per farci muovere velocemente, per risparmiare tempo ed energia e per comunicare in modo efficace ed efficiente. La Smart Governance, è orientata allo sviluppo di strategie di pianificazione, ottima e integrata, delle infrastrutture ad alto contenuto tecnologico: comunicazione e informazione, reti integrate di distribuzione energetica (smart grid), reti di trasporto, urbanizzazione sostenibile, sicurezza urbana e ambientale, per contribuire alla soluzione ottimizzata delle relative problematiche.

INFRASTRUTTURE DEL BENESSERE

Marche terra del bike. Vogliamo che le Marche diventino la regione d’Italia con la più alta percentuale di piste ciclabili rispetto al territorio e alla popolazione. Sono infrastrutture del benessere che migliorano la qualità della vita, investono nella mobilità sostenibile e costituiscono un’opportunità importante per il turismo, collegando le bellezze delle aree interne all’attrattività della costa. In questi anni è stato avviato un progetto ambizioso che vogliamo portare a termine. Le Marche sono capofila nella realizzazione della ciclovia adriatica 1300 chilometri, che attraversano sette regioni, e che uniscono Trieste a Santa Maria di Leuca, in Puglia. È in questo ambito che si inserisce la Rete regionale per lo sviluppo della mobilità ciclistica marchigiana. Le principali direttrici di sviluppo coinvolgono la via litoranea e le dodici vallate regionali attraversate dai fiumi: Foglia, Matauro, Cesano, Misa, Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Ete Vivo, Aso, Tronto. Collegamenti a pettine che collegano le aree interne con la fascia costiera. La Regione deve essere a fianco dei Comuni sia nella progettazione che nella realizzazione di questi itinerari. È previsto un investimento di 46,3 milioni di euro che consentirà la realizzazione di ulteriori 247 km di ciclabile, per un totale di 432 km di percorsi disponibili: più del doppio di quelli già esistenti.

SCUOLA E SERVIZI EDUCATIVI

INFANZIA

Nella terra che diede i natali a Maria Montessori, educatrice, pedagogista e medico di fama mondiale, che dedicò al corretto sviluppo psico-fisico dei bambini tutta la sua vita, la primissima infanzia e l’infanzia non possono che essere in cima all’agenda degli amministratori. I lunghi e difficili mesi di lockdown dovuti all’emergenza Covid19 hanno altresì messo in evidenza la necessità di guardare ai bambini come portatori di diritti, come cittadini a tutti gli effetti ed in quanto tali bisognosi di attenzione da parte delle istituzioni e di servizi di qualità.
Per questo, vista l’importante e positiva esperienza dei voucher nidi, ci proponiamo di ripetere ed ampliare la misura che rappresenta un valido sostegno alle famiglie per il pagamento delle rette mensili del servizio. Si tratta di un grande investimento sulle persone e sulle famiglie, per un servizio educativo che sia porta d’ingresso per tutti i più piccoli in una società più coesa e più giusta. È un passo importante verso una concreta rimozione degli ostacoli determinati dalle diverse condizioni sociali di partenza, creando i presupposti per promuovere il successo formativo e contrastare la dispersione scolastica. Una scelta da sostenere anche per rispondere alle esigenze delle giovani coppie, promuovendo l’occupazione femminile e la natalità.Non solo educazione, il corretto sviluppo dei bambini passa anche attraverso la prevenzione e la salute. Per questo attueremo e integreremo quanto previsto nei livelli essenziali di assistenza (LEA) del servizio sanitario fornendo ai bambini in ogni territorio una misura adeguata di interventi e servizi di logopedia, psicomotricità e psicoterapia, oltre che una rivisitata azione di sostegno psicologico e psicoeducativo da parte dei consultori, anche per le famiglie dei minori. In particolare struttureremo un servizio specialistico psicoterapeutico di alta qualità a favore dei bambini vittime di negligenza, incuria, maltrattamenti e abusi. Aiuteremo i Comuni e il territorio ad attuare un sistema educativo integrato con interventi di formazione permanente del personale, standard di qualità educativa e coordinamento pedagogico territoriale che sono previsti dal decreto legislativo 65 del 2017 a favore di enti pubblici e privati. Parallelamente la Regione procederà all’attivazione ed alla realizzazione dei Poli dell’Infanzia previsti dal Decreto Legislativo n. 65 del 13 aprile 2017 in merito al “Sistema integrato di educazione e di istruzione per le bambine e i bambini in età compresa dalla nascita fino a sei anni”.

PERSONALE EDUCATIVO PER DIVERSAMENTE ABILI

Intendiamo valorizzare il personale educativo specializzato nel sostegno alla disabilità, nella maggior parte dei casi dipendente di cooperative, troppo spesso è sottopagato e precario, condizione che ha come effetto quello di produrre un ricambio continuo di educatori frammentando così l’azione educativa. È indispensabile quindi elaborare un sistema di premialità per le cooperative che riescono a garantire continuità educativa e tutela dei lavoratori.

EDILIZIA SCOLASTICA

Per proseguire nella costruzione ed ammodernamento delle scuole della regione saranno privilegiati i concorsi internazionali di progettazione per nuovi edifici che tengano conto delle nuove esigenze tecniche e tecnologie della didattica e che guardino alla scuola come spazio di inclusione e aggregazione pubblica per la comunità, anche al fine di attivare nuove forme lifelong learning. Nel ripensare l’edilizia scolastica si terrà forte conto dei parametri di sostenibilità ambientale ad esempio adottando forti politiche di riduzione del consumo di plastica, come l’istallazione in ogni edificio scolastico di fontanelle d’acqua corrente per ridurre l’uso di bottigliette usa e getta, in sintonia con quanto previsto dalla Agenda 2030.

IL TRASPORTO PUBBLICO PER GLI STUDENTI

Occorre ripensare tratte e fasce orarie del trasporto pubblico a servizio degli studenti, in particolare di quelli della scuola secondaria di secondo grado, nonché un forte investimento per aumentare i mezzi a disposizione, anche integrando il trasporto ferro/gomma a livello di orari e abbonamenti.Tra gli obiettivi anche quello di collegare le scuole in orario non scolastico per garantire continuità del processo formativo e l’accesso alle molte attività extra scolastiche. Il tutto senza aumentare i costi a carico delle famiglie.

IFTS E CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE

La Regione amplierà il numero dei corsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli incentivi ad accedervi. I nuovi corsi saranno più brevi e maggiormente orientati all’inserimento diretto nel mondo del lavoro, co-progettati dal sistema produttivo marchigiano anche alla luce delle nuove tecnologie che stanno entrando velocemente nel tessuto produttivo, insieme alla rete degli Istituti Tecnici Superiori regionale, che si cercherà di ampliare con nuovi istituti e forme di tutoraggio attivo.

ORIENTAMENTO ED ALTERNANZA SCUOLA UNIVERSITÀ

La Regione Marche darà avvio a un progetto da lanciare con il MIUR che affiancherà, come alternativa, ed amplierà le possibilità del Percorso per le competenze trasversali di (PCTO) di Alternanza Scuola-Lavoro. Si tratta del progetto di Alternanza Scuola-Università, che si realizzerà in collaborazione con gli atenei marchigiani, e sarà un’ulteriore e più efficace misura di orientamento degli studenti delle scuole superiori nel percorso di scelta degli studi universitari. In questo senso alcune sperimentazioni che vogliamo mettere in atto sono: formare ogni biennio e favorire l’inserimento nelle imprese marchigiane di mille “Digitali” per aiutare l’evoluzione tecnologica delle PMI e la gestione dei contenuti sulle piattaforme web; rafforzare l’esperienza di EUREKA, i dottorati di ricerca svolti in azienda, e attivare i “dottorati comunali” nelle Aree Interne; incentivare l’alta formazione scientifica delle ragazze; incentivare il servizio civile.La Regione potenzierà ancora l’orientamento in uscita sia dalle scuole secondarie di primo grado verso le scuole secondarie di secondo grado e da queste ultime verso l’Università o il mondo del lavoro. Tutto questo sia attraverso progetti specifici sia attraverso il potenziamento della formazione offerta ai docenti che se ne occupano al fine di metterli nelle migliori condizioni per far conoscere ai ragazzi il valore di ogni percorso di scuola superiore, il tessuto artigianale, produttivo e lavorativo del territorio, l’offerta universitaria e post diploma, in modo da promuovere scelte sempre più consapevoli. Inoltre metterà a disposizione delle scuole figure professionali specializzate nell’orientamento e nella costruzione di percorsi di vita e lavorativi, come psicologi, self e career coach, al fine di supportare docenti e studenti nello strutturare percorsi coerenti e mirati.

IL RUOLO DELLA REGIONE NELLE SCELTE DEI GIOVANI MARCHIGIANI

La Regione Marche intende potenziare fortemente le attività volte a facilitare le scelte dei giovani nel passaggio alla scuola secondaria di secondo grado, al mondo del lavoro e all’Università. Tali scelte saranno tanto più gratificanti per i giovani, quanto più verranno fatte nella consapevolezza di aver acquisito le conoscenze necessarie e aver individuato le personali competenze trasversali. Il ruolo dei docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado nel condurre i giovani a scegliere in maniera coerente è decisamente cruciale e per questo verranno attivati corsi di formazione per i referenti dell’orientamento in uscita, con il duplice scopo di fornire una buona conoscenza del tessuto economico di riferimento e delle sue esigenze e di illustrare le offerte formative delle quattro Università Marchigiane. Affinché l’orientamento sia efficace, per fornire un valido supporto ai docenti, alle famiglie e ai giovani la Regione Marche istituirà un gruppo di figure professionali specializzate nella costruzione di percorsi lavorativi, quali i career coach, che potranno muoversi tra le varie scuole promuovendo attività laboratoriali che valorizzino le competenze e le abilità dei giovani in modo da supportarli nelle scelte future. Con particolare riferimento all’orientamento in uscita per le scuole secondarie di secondo grado, la Regione Marche intende avviare il progetto Alternanza Scuola Università in collaborazione con il MIUR con l’obiettivo di ampliare le possibilità dei progetti PCTO (Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento) che le scuole superiori ogni anno redigono per agevolare le scelte di studio e di lavoro dei giovani Marchigiani. In particolare, nell’ambito del progetto verranno forniti agli studenti tutti gli strumenti più efficaci per una scelta consapevole del percorso di studi universitari, con particolare attenzione alle figure professionali che vengono formate e alle competenze trasversali più significative che i giovani possono allenare per una buona riuscita. Nel progetto Alternanza Scuola Università, la Regione può portare tutto il bagaglio di esperienze accumulato nell’innovazione del mondo del lavoro e può rappresentare un ponte tra Università e aziende a vantaggio dei giovani i quali già dalle scuole superiori acquisiranno molte informazioni utili per comprendere quali sono i ruoli più idonei e più richiesti nel mondo del lavoro, da scegliere subito o in seguito agli studi universitari. A tal fine, un primo obiettivo può essere identificato nell’inserimento biennale di mille esperti digitali che contribuiscano all’innovazione tecnologica delle PMI e alla gestione dei contenuti delle piattaforme web. Poiché la ricerca è sempre il motore dell’innovazione, la Regione intende agire su vari fronti: potenziare ulteriormente l’esperienza di EUREKA, dando a un numero sempre maggiore di giovani la possibilità di svolgere il dottorato di ricerca in azienda, attivare delle forme di “dottorati comunali” nelle Aree Interne della Regione, creare le condizioni affinché si realizzano gli obiettivi Unesco volti a garantire la presenza delle ragazze nei corsi di alta formazione delle aree STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria – Engineering e Matematica) e incentivare il servizio civile universale come ulteriore attività utile per l’inserimento nel mondo del lavoro.

UNIVERSITÀ

Nelle Marche operano le quattro Università: Camerino, Politecnica delle Marche, Macerata e Urbino; ciascuna contribuisce, seguendo le proprie distintive vocazioni formative e di ricerca, a formare un prezioso patrimonio umano composto da oltre 46.000 studenti e a interagire con la società e con il proprio territorio di riferimento attraverso attività di divulgazione della scienza e di valorizzazione economica della conoscenza. La piena attuazione dell’autonomia universitaria comporta necessariamente per gli Atenei da un lato l’ingresso in un sistema di competizione per l’acquisizione di risorse nazionali e internazionali, dall’altro lato la valorizzazione della loro presenza e la centralità del ruolo nei territori nei quali sono inseriti al fine di massimizzare il loro positivo impatto sulla società. Pertanto, ferme restando le autonomie costituzionalmente e normativamente garantite a ciascun Ateneo, la Regione Marche potrebbe efficacemente contribuire all’obiettivo di armonizzare la formazione, ricerca e innovazione dei 4 Atenei in un ‘sistema universitario marchigiano’, attraverso:1) il rafforzamento delle vocazioni scientifiche e culturali degli Atenei e la valorizzazione della complementarietà e delle eccellenze delle singole realtà accademiche e del sistema nel suo complesso;2) la valorizzazione e la promozione del capitale umano e delle risorse culturali, strumentali e scientifiche disponibili, così da favorire lo sviluppo culturale, sociale ed economico della comunità marchigiana e delle comunità locali in cui operano le Università;3) l’offerta di strumenti utili al diritto allo studio, alla mobilità, all’accoglienza, alla residenzialità, alla formazione e alla fruizione delle sedi universitarie da parte degli studenti sia quelli provenienti dalla Regione Marche, sia quelli provenienti da fuori regione; 4) la valorizzazione delle attività di formazione, ricerca, innovazione e sviluppo e relativo trasferimento di conoscenze, competenze e tecnologie a vantaggio dei sistemi produttivi regionali e della pubblica amministrazione regionale;5) la semplificazione delle procedure della collaborazione pubblico-privato, per quanto di competenza regionale, ed il relativo scambio di buone pratiche per quanto concerne i servizi di supporto amministrativo-gestionale, l’impiego delle professionalità delle risorse umane, strumentali e finanziarie, l’avvio di iniziative congiunte tra sistema universitario regionale e Regione Marche, tenuto conto delle vocazioni culturali e scientifiche delle singole sedi. In questo senso, è manifesto interesse della Regione Marche favorire un sistema universitario regionale cooperativo e collaborativo, integrato, coerente e reattivo rispetto alle richieste delle varie figure professionali e fortemente competitivo a livello internazionale. La Regione Marche libererà risorse economiche da impegnare sulle strategie di crescita degli Atenei e di generazione di valore aggiunto, contribuendo a un cambio di paradigma per favorire una profonda collaborazione e cooperazione tra Università e territorio.

DIRITTO ALLO STUDIO E RESIDENZIALITÀ STUDENTESCA

Obiettivo principale è il raggiungimento del Diritto allo studio al 100%. Grazie all’istituzione dell’Erdis, l’ente unico regionale per il diritto allo studio, che ha dato omogeneità al sistema, superando i datati Ersu di ateneo, verrà garantita una maggiore equità nei servizi agli studenti su tutto il territorio regionale nonché nell’erogazione delle borse di studio. Una maggiore attenzione verrà riservata alle fragilità e ai servizi per studenti con disabilità e alle loro famiglie perché venga garantito a tutti l’accesso ai percorsi scolastici e formativi con pari opportunità. Il diritto allo studio deve essere una priorità anche quando la Regione attraversa gravi crisi quali il Covid19, per questo è urgente la necessità di dotare tutto il territorio regionale della Banda Ultra Larga affinché gli studenti, i docenti e tutti i lavoratori possano continuare a lavorare da casa in modalità smart working Pari opportunità nella fruizione della didattica significa anche che la Regione metterà le scuole nelle condizioni di distribuire alle famiglie richiedenti i necessari device, pc e tablet.Proseguirà l’impegno nell’ampliamento dell’offerta residenziale per gli studenti fuori sede con la realizzazione di studentati, in particolare nei centri storici delle città, anche grazie a un super piano di finanziamento con la Cassa depositi e prestiti e con la duplice funzione. Da un lato abbattere il costo per le famiglie del mantenimento dei propri figli studenti fuori sede, riducendo le disuguaglianze sociali e favorendo la mobilità studentesca, dall’altro la presenza di studentati contribuirà al ripopolamento ed alla rivitalizzazione dei centri storici, con effetti positivi sul decoro urbano e sull’economia delle città. Una residenzialità studentesca potenziata sarà il veicolo per la valorizzazione dell’offerta degli Atenei e degli istituti di Alta Formazione, con l’obbiettivo di favorire la mobilità internazionale degli studenti e dei ricercatori/professori, di recuperare importanti edifici di pregio storico artistico nelle città, tra i quali, quelli dichiarati inaccessibili a causa degli eventi sismici del 2016.

SOSTEGNO ALL’IMPRENDITORIALITÀ

Nel contemporaneo scenario economico, la Regione si impegna a sostenere le iniziative imprenditoriali che riflettono i risultati dell’innovazione e della ricerca degli Atenei. Sono sempre più numerosi i giovani che si avvicinano alle tematiche della creazione d’impresa e del ‘mettersi in proprio’ potenziando temi rilevanti come l’imprenditorialità giovanile e l’auto-imprenditorialità. Il tema degli spin off accademici e più in generale delle start up innovative, è di grande interesse anche per l’imprenditoria cosiddetta ‘consolidata’ o ‘tradizionale’ e di una pubblica amministrazione regionale che può contribuire alla creazione di un ambiente snello, attrattivo e competitivo per le nuove realtà imprenditoriali. La Regione svolge un ruolo di coordinamento tra i vari attori protagonisti che svolgono le attività negli “spazi pubblici” per ‘incubazione di impresa e l’eventuale accelerazione, per il supporto agli investimenti, per la brevettazione e la prototipazione rapida, per la valorizzazione e la promozione delle realtà imprenditoriali, per il marketing e la comunicazione finalizzati alla conquista di mercati nazionali e internazionali. Il core del sostegno all’imprenditorialità si esplica nel trasferimento di conoscenza, competenze e tecnologia dalle Università ai sistemi produttivi attraverso l’impegno di laureati e dottori di ricerca che sono in grado di fornire strumenti di sostegno alla Industria 4.0 e Industria 5.0, costituendo il perno attorno al quale far girare l’ecosistema innovativo della produzione regionale, una sorta di motore di una possibile “nuova economia reale”, capace di dare rinnovata energia ai nostri territori, alle imprese già consolidate e alle pubbliche amministrazioni.

PROGETTO “TORNO SUBITO”

Unitamente alle borse di studio per gli studenti universitari, la Regione darà vita ad un programma di sostegno per quegli studenti che desiderano completare la loro formazione in altre università italiane o straniere favorendo però il loro ritorno nella Marche perché possano reinvestire nel territorio di partenza quanto appreso altrove, in un’ottica di sviluppo del tessuto sociale ed economico della regione. Il programma sarà diviso in due fasi: la prima destinata ad un percorso di studio o di tirocinio lavorativo fuori dalla regione Marche che dovrà coinvolgere un soggetto ospitante-partner, presso il quale svolgere un’attività formativa oppure lavorativa, in funzione di una linea progettuale prescelta. La seconda fase sarà destinata al reimpiego delle competenze acquisite nella fase 1, all’interno della regione Marche, attraverso percorsi di work experience o di accompagnamento all’autoimprenditorialità, presso un soggetto ospitante-partner, che potrà essere: un’università o ente di ricerca, un’organizzazione, pubblica o privata, profit o non profit già individuata in fase di presentazione della domanda; un coworking, già individuato in fase di presentazione della domanda, nel caso in cui il progetto preveda un percorso di autoimprenditorialità. La Regione Marche destinerà agli studenti più meritevoli e meno abbienti dei voucher per favorire la partecipazione a Master di I e/o II livello.Su tematiche di interesse per la Regione Marche e dove le Università marchigiane posseggono indiscusse eccellenze in ambito nazionale ed internazionale, saranno promosse iniziative di cooperazione in rete capaci di creare sistema fra Università, Governo regionale e altri stakeholder.Per iniziare il percorso, la realizzazione di un Campus biomedico d’Italia per la formazione di personale medico e sanitario, creando percorsi interuniversitari e multidisciplinari con tutti gli atenei del territorio.Laddove implementate, queste nuova modalità di cooperazione, portano a nuova progettualità, occupazione vocazionale dei giovani laureati (e non solo), identificazione di nuove professionalità e nuova occupazione.

COORDINAMENTO DI TUTTI GLI ATTORI PER OTTENERE PIÙ INVESTIMENTI

Anche in termini di reperimento di risorse comunitarie o internazionali, più in generale, le Università hanno approfondito e istituito uffici di progettazione europea che insieme alle agenzie di progettazione regionali, pubbliche e private, possono costituire una valida ‘massa critica’ regionale per essere competitivi e incrementare il reperimento di risorse economiche. Ricorrere a politiche regionali coordinate con il livello nazionale ed europeo, istituire canali di finanziamento “matching funds”, migliora il livello di utilizzazione delle risorse di provenienza europea, favorisce la diversificazione delle fonti finanziarie e consente di attrarre più investimenti privati. Una ‘infrastruttura’ regionale tra Università, Regione Marche e stakeholder regionali interessati sia alle politiche europee, sia alla progettazione europea/internazionale, darà enormi vantaggi competitivi a tutta la Regione Marche e farà sentire la presenza dell’Europa alla Regione Marche ma anche la Regione Marche all’Europa, esponendola sul piano nazionale e internazionale in maniera forte, decisa, coesa, determinata e strutturata.

PARLAMENTO REGIONALE DEGLI STUDENTI E CRUM

Dopo la sua istituzione è giunto il momento che si insedi il Parlamento regionale degli studenti ed inizi a svolgere le sue funzioni. L’organismo è stato creato per potenziare gli strumenti di rappresentanza e cittadinanza attiva dei ragazzi e favorire il dialogo con l’amministrazione regionale. Il luogo di discussione, confronto, operatività delle finalità sopra indicate sarà sempre il CRUM – Comitato delle Università della Regione Marche – del quale fanno già parte il Presidente della Regione Marche, i Rettori ed una rappresentanza degli Studenti delle Università Marchigiane. Nel caso di elaborazione di proposte specifiche, saranno costituiti appositi tavoli di lavoro paritetici.

UN SISTEMA UNIVERSITARIO INTEGRATO

Se gli elementi chiave del futuro sviluppo sono la valorizzazione del capitale umano, la qualità dei prodotti, l’internazionalizzazione, allora emerge forte la convinzione che il futuro della regione si dovrà basare su una sinergica collaborazione con il sistema universitario marchigiano. Per questo le Università marchigiane devono essere considerate un sistema, valorizzandone e promuovendone al massimo le eccellenze, sempre nel rispetto delle peculiarità e dell’autonomia dei singoli atenei. Un altro punto centrale sarà mettere in collegamento la formazione tecnica dei vari istituti tecnici di eccellenza sparsi sul territorio regionale e il sistema delle imprese manifatturiere.

RINASCIMARCHE PER LA CULTURA

Cosa significa CULTURA? Significa valorizzare il patrimonio umano, architettonico, artistico e di tradizioni, sia delle singole città che del loro territorio. L’immagine che da sempre si ha della cultura, quella con la “C” maiuscola è una immagine stereotipata e polverosa, relegata a pochi intimi in maniera quasi autoreferenziale creando un solco tra vecchie e giovani generazioni. Se nella modernità i territori erano concepiti come contenitori di cultura, nell’epoca contemporanea la cultura deve essere praticata in una prospettiva relazionale e reticolare. Il tentativo è quello di rompere il paradigma che vuole l’accesso ad essa solo ad una classe ben precisa e ristretta di persone, fatto che ha portato in passato allo sviluppo di vere e proprie controculture. La cultura oggi, dunque, non deve essere qualcosa di “monolitico” a cui tendere, ma deve essere “liquida” e andare incontro, senza inseguire, alle nuove generazioni praticando gli stessi principi ma con nuove e più aggiornate forme. In ambito turistico occorrerà muoversi nella direzione di favorire la creazione, la visibilità e la fruibilità delle risorse culturali, favorendone l’integrazione e l’interazione con il potenziale turistico.La cultura è un tema centrale del programma di governo regionale e rappresenta da sempre per il Centrosinistra una scelta primaria per la comunità marchigiana. Siamo consapevoli del patrimonio di inestimabile valore che ci è stato lasciato dalla storia. Un patrimonio costituito dalle risorse ereditate dal passato, in tutte le forme e gli aspetti materiali, immateriali, ivi inclusi i monumenti, i siti, i paesaggi, le competenze, le prassi, le conoscenze e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da organismi pubblici e privati quali musei biblioteche e archivi.Vogliamo valorizzare il patrimonio umano, architettonico, artistico che ci circonda. Una Cultura pienamente fruibile da tutti, vicina alle persone, che sappia “muoversi” verso le persone, soprattutto verso le nuove generazioni, affinché queste possano diventare, grazie ad essa, ambasciatori del territorio verso l’esterno. Esporre un quadro, un oggetto, creare un evento non è per noi cultura. Riuscire a spiegarlo, suscitare curiosità, inserirlo in un contesto, fare venire voglia di saperne di più, creare storie è la Cultura che vogliamo coltivare; insomma per noi “fare cultura” rappresenta un processo di conoscenza e consapevolezza.In generale Cultura dovrebbe indicare una linea guida per tutte le altre direzioni; si parla di cultura del cibo, cultura dello sport, cultura del benessere, cultura dell’accoglienza del verde etc. non solo quella canonica/classica delle arti figurative e musicali.Il patrimonio culturale rappresenta dunque una risorsa strategica per la crescita sostenibile della nostra regione, nonché un bene comune, un dispositivo fondamentale di coesione sociale nel suo essere legata alla ricerca, all’alta formazione e all’educazione scolastica.Vogliamo una regione capace di accogliere chi è attratto dai nostri valori, ad esempio chi ha studiato musica e vuole conoscere meglio la città di Pergolesi, Spontini, Rossini, chi è andato all’estero e torna per comunicare quello che ha imparato. Puntiamo ad accogliere questi “turisti speciali” in spazi dove ci possa essere uno scambio di informazioni, di saperi, di capacità, di cultura, di esperienza tra loro ed i nostri giovani, perché anche noi abbiamo artisti validissimi che devono essere scoperti e valorizzati.La creazione di un “luogo” diffuso sul territorio, senza distinzione tra Centro e Periferia, animato tutto l’anno, andando ad esempio oltre la programmazione e i palinsesti dei Teatri.Cinque saranno le linee conduttrici su cui correrà l’azione di governo: Beni ed attività culturali; cultura per tutti; sistema regionale che modella i sistemi territoriali locali; formazione del pubblico attraverso le scuole; valorizzazione dei talenti marchigiani.

MARCHE MUSEO DIFFUSO PER UNA CULTURA SOSTENIBILE

Il concetto del “museo diffuso”, nella versione della rete musei/territori e con uno sguardo al modello francese degli ecomusei, nato e sviluppatosi proprio nella nostra regione alcuni anni fa, è la solida base sulla quale innestare processi reali di crescita e di sviluppo, sia dal punto di vista gestionale sia dell’offerta complessiva, con utilizzo di risorse e strumenti nuovi, ad iniziare dal sistema delle imprese creative. Dell’esperienza qualificata ed apprezzata del “Distretto culturale evoluto” si svilupperà un progetto fortemente innovativo, la Cultura 4.0, incentrata nel dispiegare il digitale nel cuore dei beni culturali. Gli esperti di storytelling come gli specialisti di gaming per la valorizzazione di siti e musei sono novità imprescindibili di una trasformazione in atto del mercato del lavoro nel settore. L’indirizzo operativo può essere quello di creare cinque modelli di identità provinciale che assumano le caratteristiche della territorialità storica e della logica di sistemi nel sistema:

  • Ascoli Piceno: per l’antichità;
  • Fermo: per il medioevo contemporaneo;
  • Macerata: quale cuore antropologico delle Marche;
  • Ancona: nella prospettiva di mare aperto senza tempo;
  • Pesaro e Urbino: per il Rinascimento e quale anima musicale.

A fronte di un relativo sostegno ministeriale, le Marche sono riuscite a definire un sistema interconnesso di offerta culturale che può diventare, e per molti aspetti lo è già, esemplare e di riferimento. Ora, si tratta di posizionarsi nel panorama nazionale e sviluppare una leggibilità più forte della “via marchigiana” alla cultura sostenibile: cultura e città, cultura e ambiente, cultura e educazione, cultura e comunicazione, cultura e turismo esperienziale, cultura e inclusione.Occorre creare un Network Culturale, ovvero mettere in rete le associazioni e le istituzioni per progetti condivisi. Rafforzare i legami con altre realtà che “producono” cultura quali, associazioni, comuni, enti, istituzioni per razionalizzare economie ed energie.

LA VERIFICA ATTENTA DELLO STATO DELLE COSE

È indispensabile misurare il grado di tenuta in prospettiva di alcuni progetti che non hanno visto la luce o non sono stati completati come anche censire tutti i soggetti in campo e la loro effettiva azione rispetto alle finalità che ne hanno ispirato l’istituzione. Sarà necessaria la trasformazione della Fondazione Marche Cultura, concepita come strumento operativo della Regione Marche, che dovrà svolgere un ruolo vero e proprio di agenzia dei servizi della cultura anche del territorio rendendo efficaci le azioni programmate.Censimento delle proprietà in modo da poter individuare spazi di sviluppo per iniziative in ambito culturale e di crescita e riqualificare il territorio. Censimento di tutte le opere non fruibili al pubblico. Censimento di tutte le iniziative già in essere. Attività di coordinamento permanente in modo da poter organizzare, patrocinare e finanziare quegli eventi che vengano ritenuti validi alla crescita della regione in termini di turismo e sapere ovvero istituire un “Sistema Centrale di Coordinamento”. Mappatura di tutti i possibili itinerari turistici e culturali delle città verificandone la fruibilità, ad esempio mappatura monumenti, mappatura chiese, mappatura itinerari particolari.

SUPERARE LA LOGICA DEI COMPARTI E DECENTRAMENTO DELLE GRANDI ISTITUZIONI CULTURALI

La logica dei comparti chiusi deve terminare e sempre più occorrono sinergie e progetti integrati, come ad esempio, è il Teatri Antichi Uniti – TAU che ha unito i beni archeologici allo spettacolo. In questa direzione va anche la scelta di decentrare le grandi istituzioni culturali marchigiane che si occupano della realizzazione dei grandi eventi, dal Rossini Opera Festival al Macerata Opera Festival, affinché l’intera regione possa diventare palcoscenico di richiamo.Si devono percorrere strade originali e uniche. Mostre evento nei palazzi e nei musei dove si uniscono eventi dal vivo a esposizioni tradizionali. Rimandi continui e sostegni reciproci. Percorsi di rete non casuali, ma progettati che siano condizione indispensabile per ottenere i finanziamenti regionali.I primi terreni di valorizzazione su cui sperimentare questo approccio saranno:

  • il Rinascimento Adriatico;
  • le Marche di Dante e la letteratura volgare nelle terre marchigiane alle radici della storia;
  • Marche di terra e Marche di mare;
  • le Marche future, il nuovo che già c’è;
  • Marche, bellezza diffusa: la rete dei piccoli centri in mostra;
  • Viaggio nelle altre Marche.

Si tratta di grandi temi su cui poter sperimentare la sinergia tra beni e attività creando terreni nuovi di progettazione e sperimentazione nella logica di sistema locale e regionale senza disperdere fondi europei, statali e regionali in una molteplicità parcellizzata di iniziative isolate che non fanno massa e non creano immagine culturale e flussi turistici indotti da una promozione che corrisponda alla portata dell’evento.Le Marche sono un contenitore di tanti luoghi turistici bellissimi che per diversi motivi non sono “praticamente” fruibili. Uno degli obiettivi a medio lungo termine è quello di trovare la modalità di riuscire a recuperare tali bellezze, poiché esse possono rappresentare un volano per tante iniziative culturali. Occorre coinvolgere anche le Università in questi progetti specialmente nella parte di progettazione, valorizzazione, conservazione, digitalizzazione.La progettualità sarà dunque sempre più di tipo regionale anche se calibrata su area specifiche, quali ad esempio il bacino del sisma. In generale la line up da seguire è: effettuare una fotografia della situazione attuale, definire delle priorità, passare alle azioni.

LA SALUTE PASSA DA UNA REGIONE VICINA ALLA POPOLAZIONE

PRESA IN CARICO DALLE “CRONICITÀ” ALLE “FRAGILITÀ

”Le sfide centrali della sanità sono legate alla presa in carico delle cronicità, delle fragilità e dei servizi post dimissione ospedaliera.Ogni sforzo organizzativo deve andare a potenziare la rete di servizi per le persone fragili per garantire continuità assistenziale. Introdurremo la figura di “tutor” nei territori per l’accompagnamento dell’utente fragile nel percorso assistenziale, la costruzione di reti ed il coordinamento dei servizi insieme alle Unità Operative Sociali e Sanitarie.Per la presa in carico post-dimissione l’obiettivo è unificare le procedure da Unità Operative per Acuti, degenza post-acuzie e riabilitazione intensiva ospedaliera. Porteremo avanti il progetto nato dal lavoro comune di AOU Ospedali Riuniti, dell’INRCA e dell’Area Vasta 2 dell’Asur, su proposta dei comitati di partecipazione. Cioè la definizione e l’adozione di un percorso comune a tutti gli ospedali della regione per i pazienti che, dopo la dimissione, hanno bisogno di essere accolti nelle strutture territoriali, utilizzando in maniera ottimale tutte le risorse esistenti, promuovendo un ruolo attivo dei pazienti, famigliari e i medici di medicina generale. Attiveremo sistemi di monitoraggio a distanza attraverso telemedicina e counseling per le cronicità causa di ricoveri inappropriate quali scompenso cardiaco, BPCO, patologia psichiatrica.

PRIVILEGIARE L’ASSISTENZA DOMICILIARE ALLE RSA

Assistenza per le cronicità e continuità terapeutica, potenziando la risposta territoriale sia a livello domiciliare sia a livello residenziale privilegiando l’assistenza domiciliare per gli anziani con aiuti alle famiglie, rispetto alle RSA. Una risposta solo ospedaliera è inadeguata e costosa. Per la cronicità il miglior livello di risposta è quello domiciliare con il coinvolgimento dei pazienti e dei loro familiari, anche attraverso la realizzazione del modello RSA a domicilio. Ciò si traduce in una valorizzazione del ruolo dei distretti e nel potenziamento delle risorse a disposizione. La residenzialità va governata per evitare che introduca logiche istituzionalizzanti ad alto costo e a basso valore aggiunto socio-sanitario.

CURE PALLIATIVE E PRESA IN CARICO DEI PAZIENTI, ANCHE MINORI

La rete di CP – ma potrebbe aggiungersi anche “e di Terapia del Dolore” NB come sancito dalla legge 38/2010 e ribadito dai LEA- è composta da servizi erogati in ospedale, domicilio ed Hospice volti all’assistenza delle persone affette da patologie croniche od evolutive, caratterizzate da stato di elevata sofferenza che può e deve essere lenito adeguatamente in ogni fase di malattia, con particolare, ma non esclusivo riferimento alle fasi avanzate e terminali. Si tratta di servizi fondamentali per la dignità delle persone, soprattutto volti a garantire una migliore qualità di vita, che vogliamo implementare particolarmente a livello di assistenza domiciliare, ma anche con l’incremento dei posti letto hospice e con la garanzia (NB in ottemperanza ai LEA art 38 comma 2) di maggiori consulenze intraospedaliere e servizi ambulatoriali votati al sollievo della sofferenza e del dolore, con attenzione anche allo sviluppo regionale della rete pediatrica di CP e Tdol .Necessaria una rete domiciliare per i piccoli, e un Hospice pediatrico nei casi in cui vi sia assoluta necessità. Va tenuto presente che le CP non sono affatto solamente utili alle patologie oncologiche, ma si rivolgono a tutte le gravi patologie evolutive caratterizzate da fasi di sofferenza elevate, in particolare a quelle neurologiche, pneumologiche, nefrologiche ed epatologiche, includendo in età pediatrica anche le malattie rare.

MEDICINA DI GENERE

La Regione deve promuovere l’attenzione al genere nei servizi sanitari e sociosanitari e nei percorsi di presa in carico per garantire l’equità e la riduzione delle differenze nell’accesso ai servizi, soprattutto dei più fragili. La “medicina di genere” prima ancora che esigenza culturale del servizio sanitario è espressione della consapevolezza che le differenze di genere influiscono su prevenzione, diagnosi e cura delle malattie. Occorre aumentare nell’opinione pubblica e negli operatori sanitari e sociosanitari l’importanza della medicina di genere ed aumentare il numero di presa in carico orientati in questo senso. Vogliamo estendere lo screening mammografico biennale gratuito per le donne marchigiane di età compresa tra i 45 ed i 49 anni – oltre a quello per le donne di età compresa tra i 50 ed i 69 già garantito -, ma anche l’introduzione di specifici controlli preventivi in esenzione per le donne marchigiane affette da mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2, ovvero donne che presentano familiarità per via ereditaria con tumori alla mammella, ma anche alle ovaie o al collo dell’utero.A tutela della salute delle donne vogliamo garantire la gratuità del Test prenatale non invasivo per le gestanti sopra ai 38/40. Il test, NIPT (Non Invasive Prenatal Test), consiste in un semplice prelievo di sangue e consente di prevedere con un alto grado di attendibilità alcune delle alterazioni dei cromosomi più frequenti, e cioè le trisomie 21 (sindrome di Down), 18 (Sindrome di Edwards) e 13 (Sindrome di Patau), già alla decima settimana di gestazione, in piena sicurezza per mamma e nascituro, riducendo il ricorso ad amniocentesi o villocentesi, con la completa presa in carico della donna che ha avuto esito sfavorevole.Il sistema sanitario pubblico regionale dovrà inoltre garantire la piena applicazione della legge 194, per una “procreazione cosciente e responsabile”. Implementare all’interno dei consultori la somministrazione della RU-486. Contestualmente saranno promossi corsi di educazione alla sessualità e alla prevenzione nelle scuole assieme ad un’opera di sensibilizzazione, sui temi delle malattie sessualmente trasmissibili e delle tecniche contraccettive, sui diritti dei cittadini che richiedono l’accesso a metodi di contraccezione d’emergenza, e all’IVG stessa. Sarà reso disponibile un portale informativo sullo stile anglosassone, nel quale la donna intenzionata a svolgere un’IVG possa trovare tutte le informazioni logistiche e sanitarie del territorio regionale, per aiutarla in questo percorso, evitando anche una dilatazione eccessiva dei tempi.

LIVELLI DI ASSISTENZA “ULTERIORI”

La salute è diritto di tutti, tutelato dalla Costituzione italiana. Le Regioni programmano e gestiscono in piena autonomia la sanità nell’ambito territoriale di loro competenza, avvalendosi delle aziende sanitarie locali e regionali (ASUR) e delle aziende ospedaliere.La Regione Marche garantisce ai propri assistiti le prestazioni e i servizi inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Tuttavia, vogliamo che la Regione Marche si possa trovare in condizioni di equilibrio economico finanziario tali da ampliare l’assistenza garantita ai propri cittadini residenti destinando ulteriori risorse ai cosiddetti “livelli ulteriori”, che vanno ad aggiungersi ai livelli essenziali, cioè servizi o prestazioni destinate a specifiche categorie di malati o di disabili (farmaci, rimborsi spese, prestazioni specialistiche, ecc.) oppure rivolte alla generalità dei cittadini residenti. Ci impegniamo affinché si trovino le condizioni di finanziamento strutturale per rendere possibili i livelli ulteriori di assistenza.

MALATTIE SOCIALI – BULLISMO, CYBER BULLISMO E HATE SPEECH: FENOMENI DA PREVENIRE E CONTRASTARE

I fenomeni di bullismo, cyberbullismo e hate speech stanno riscontrando un’allarmante diffusione nel nostro Paese, in particolare perché coinvolgono un numero sempre crescente di preadolescenti e adolescenti. Intendiamo mirare sulla consapevolezza dell’utilizzo dei “social” rendendo maggiormente esaustiva l’informazione sui pericoli della rete da parte di giovani e giovanissimi, ponendoci l’obiettivo di rendere attiva la partecipazione della fascia di età maggiormente a rischio attraverso una maggiore responsabilizzazione degli Istituti scolastici mediante azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti.

MALATTIE CRONICHE

Tra le malattie croniche c’è la Celiachia. Chi ne è affetto ha una grave intolleranza al glutine. L’unica “medicina” salvavita per le persone affette da morbo celiaco è la dieta permanente senza glutine. Il SSN eroga ai celiaci una spesa mensile calcolata in base all’età del paziente. Nelle Marche finalmente è in funzione la ricetta dematerializzata che consente agli utenti di potersi approvvigionare in diversi negozi o farmacia senza dover spendere il “buono mensile” da un unico fornitore. Tuttavia non è ancora possibile spendere nella grande distribuzione poiché non vengono accettati i buoni. Ci attiveremo affinché anche nella nostra regione sia possibile erogare prodotti senza glutine nei supermercati poiché il costo è nettamente inferiore rispetto ai negozi specializzati e farmacie.

MALATTIE INVALIDANTI

Le malattie invalidanti, come fibomialgia, celafea cronica e tutte le malattie elencate nei Lea, devono poter avere la giusta e continua assistenza mirata e non essere trattate come malattie generiche.

INVESTIRE SUI GIOVANI COME RISORSA PER IL FUTURO DELLA NOSTRA REGIONE

Si tratta innanzitutto di rilanciare l’esperienza del Servizio Civile Universale quale espressione delle politiche di solidarietà sociale e di impegno attivo dei giovani nella costruzione di un modello di cittadinanza partecipata e di promozione della pace.Sarà nostro impegno finanziare progetti in Servizio civile regionale negli enti con meno di 30 sedi che conservano la loro iscrizione all’albo regionale, istituito con L.R. 15/2005; incoraggeremo l’accreditamento degli ATS all’albo nazionale del Servizio Civile Universale in qualità di “ente capofila” per i singoli Comuni; arriveremo ad una validazione, anche in via sperimentale, delle competenze apprese dai giovani nei progetti di servizio civile.Utilizzeremo infine tutte le risorse possibili per promuovere interventi in favore dei giovani in una prospettiva di sviluppo culturale, sociale ed economico della collettività, anche attraverso il sostegno della cultura del merito favorendo ogni forma di aggregazione, associazione e cooperazione.

SVILUPPO DELLA “PIATTAFORMA WEB WELFARE”

Occorre dare risposta al terzo settore regionale che da tempo chiede la realizzazione di una piattaforma dedicata esclusivamente al rapporto tra Regione e non profit. Un luogo nel quale far emergere in completa trasparenza tutte le innovazioni, i progetti, le attività di questo mondo ricchissimo di iniziativa e il grande supporto che la Regione gli ha sempre dato. Info, bandi, formazione, registrazione al Registro Unico del Terzo Settore, un’area riservata dedicata agli Enti del Terzo Settore (ETS) a cui accedere con la loro identità digitale, sono solo alcuni semplici esempi della potenzialità di questo strumento che dovrà essere portato a regime per rendere possibile la condivisione di una mappa delle organizzazioni attive su uno specifico settore attraverso l’attribuzione di tag specifici, mediante i quali fare uno scambio di buone prassi o semplicemente mettersi in rete per accedere insieme a finanziamenti o fare progetti europei. Un canale di comunicazione diretto tra la Regione e gli ETS operanti, un punto di riferimento con il quale fare comunità, advocacy ed elaborare visioni. La recente pandemia ci ha dimostrato quanto sia importante l’incontro fisico tra le persone, ma l’emergenza Covid ci ha anche dimostrato come nell’impossibilità del confronto in presenza sia fondamentale un luogo virtuale in grado di dare risposta in tempo reale al bisogno di informazioni sull’evolversi delle situazioni per dare la possibilità agli operatori di continuare a fare attività seppur a distanza.

IL TURISMO

Alla luce delle nuove esigenze di mercato emerse dopo il sisma del 2016 e poi dopo la pandemia da Covid19, è necessario ridisegnare la programmazione in materia di economia del turismo mettendola al centro delle politiche di sviluppo regionali. Abbiamo sempre sostenuto che può costituire il secondo volano di sviluppo economico, dopo quello manifatturiero. Utilizzando anche risorse comunitarie, il turismo è divenuto un efficace strumento di crescita del nostro territorio. Ad oggi rappresenta oltre il 13% dell’intero PIL regionale, con circa 80mila unità lavorative operanti, tra dirette ed indirette. Fondamentale è definire una visione omogenea che metta in sinergia i settori del turismo e della cultura, divenuti sempre più complementari l’uno all’altro. L’obiettivo principale è quello di dotare ambedue i sistemi di una cornice unitaria nell’ambito della quale gli operatori dei due ambiti, ormai molto integrati tra di loro, si possano muovere in modo coerente e coordinato, migliorando le policy sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Per ottenere questo, si agirà sulle leve dell’innovazione tecnologica e organizzativa, della valorizzazione delle competenze, della qualità dei servizi, di un sistema stabile di governance. Aspetti che si intrecciano con la necessità di un utilizzo sostenibile e durevole del patrimonio ambientale e culturale. Per orientare le decisioni saranno istituiti tavoli di concertazione permanenti su argomenti di specifico interesse per il settore; l’analisi dei fabbisogni del sistema turistico, con l’adozione di un sistema di monitoraggio e sorveglianza della programmazione degli interventi, che agisca come strumento di miglioramento e aggiornamento continuo. Tra gli strumenti operativi che assicurino l’efficacia di questa strategia indispensabile sarà l’ ampliamento del sistema informativo e documentale a supporto dei processi decisionali legati al ciclo “regolamentazione – pianificazione – promozione” del turismo, inclusa la creazione di uno specifico cruscotto per il monitoraggio del posizionamento competitivo della Marche, sul mercato nazionale ed estero, in base a criteri selezionati; oltre alla implementazione di sistemi di comunicazione e confronto digitali per la consultazione permanente degli stakeholder.

DESTINAZIONE TURISTICA MARCHE (DMO) DESTINATION MANAGEMENT ORGANIZATION PER RIVOLUZIONARE L’INCOMING

Vogliamo essere all’altezza della nostra eccellenza. Le Marche nello scenario globale delle mete di eccellenza, possono aspirare a un posizionamento migliore. In questo senso puntiamo all’istituzione di un Ente pubblico strumentale degli enti locali per la promozione dell’Incoming. Il modo di fare vacanza è profondamente cambiato – sempre più esperienziale ed orientato alla fruizione, in un unico soggiorno, di prodotti differenti, dal food alla natura, da sport e benessere ad arte e cultura – e anche le strategie di promozione devono trasformarsi ed evolvere. Sul turismo si passa dai “prodotti” (costa, terme, città d’arte ed Appennino) alle “destinazioni”, con i singoli territori che partecipano al coordinamento turistico, e un’offerta di vacanza eterogenea che contempla i grandi asset regionali. Una nuova struttura destinata all’incoming turistico aiuterà i nostri territori ad integrare le loro peculiarità in un’offerta mirata e promossa secondo le modalità più attuali di coinvolgimento del turista.La nuova realtà istituzionale dovrà essere al passo con i tempi, tenendo presente anche le diverse modalità con cui il turista oggi organizza la propria vacanza. Il turista ormai è abituato a pianificare personalmente il proprio viaggio, in particolare attraverso il web, e grazie allo sviluppo dei social network, i turisti stessi diventano sempre più recensori e come tali capaci di influenzare le scelte di altri viaggiatori. Questo sarà sempre più vero considerando che i consumatori “millennials” saranno nel 2025 la metà di tutti i viaggiatori a livello mondiale. Ed è proprio al mercato mondiale che vogliamo conquistare. Le Marche risultano infatti ancora troppo legate ai flussi turistici nazionali.I dati sulla provenienza dei turisti, presentano percentuali di arrivi/presenze straniere assolutamente inadeguate rispetto al trend di una Regione che ha effettuato una scelta precisa investendo e puntando per il futuro sul turismo. A fronte di una media nazionale che si attesta poco sopra al 50% di turisti stranieri rispetto al totale generale dei flussi, nelle Marche si raggiunge a fatica la soglia del 20%. Un gap di 30 punti che colmeremo.Sarà quindi indispensabile migliorare l’attrattività turistica delle Marche all’estero, ad iniziare dai Paesi europei. Questa visione prenderà le mosse da un rinnovamento profondo dei modelli di offerta turistica nella direzione della sostenibilità, dell’innovazione digitale, della qualità dell’accoglienza e dell’adattamento alle nuove tendenze della domanda con la nascita di nuovi modelli di valorizzazione, che abbiano come destinatario finale, in prevalenza, appunto, il mercato estero.

COGLIERE LE OPPORTUNITÀ DELLA SHARING ECONOMY

Altro aspetto rilevante è la crescita della sharing economy, un fenomeno che richiede un’attenta valutazione per coglierne le opportunità e contenerne gli aspetti problematici. Si stima che entro il 2025 le transazioni mondiali legate alla sharing economy nei cinque principali settori – finanza collaborativa, alloggi tra privati, trasporti tra privati, servizi domestici a richiesta, servizi professionali a richiesta – avranno un valore stimato di 570 miliardi di euro. Le imprese di questo settore con maggior fatturato sono proprio quelle legate al turismo, rappresentando l’1% del valore a livello mondiale. Il dato più rilevante, però, è il tasso di crescita, che è di oltre il 50% all’anno.

VERSO UN TURISMO SOSTENIBILE, INNOVATIVO, ACCESSIBILE ED INCLUSIVO

Sostenibilità, innovazione, accessibilità ed inclusività saranno i quattro principi strategici che determineranno le scelte sul settore del turismo. Sostenibilità, come elemento essenziale di competitività. Deve contribuire inoltre alla conservazione delle risorse naturali e del paesaggio, stimolando gli investimenti per la sua tutela. Una visione sostenibile del turismo favorisce la distribuzione di opportunità fra aree centrali e interne del territorio regionale e in tutti i periodi dell’anno, portando occupazione non solo nelle mete già consolidate. Innovazione declinata a: destinazioni turistiche, modelli di business, profili professionali, marketing, comunicazione, pricing, qualità dei servizi e dei prodotti. All’innovazione del processo organizzativo e del prodotto si collega la digitalizzazione, per determinare un vero cambiamento del settore. La distribuzione virale delle informazioni, le scelte nel percorso decisionale del viaggiatore e l’ampliamento degli strumenti di conoscenza sono oggi più che mai i principali elementi di novità. L’abbondanza di dati e strumenti disponibili consente inoltre di capire meglio come si orienta il mercato e di affinare le tecniche di marketing. Accessibilità ed inclusività, nelle loro valenze di permeabilità fisica e culturale, riguarderà: la modalità di accesso ai luoghi attraverso sistemi di mobilità sostenibile, che rompano l’isolamento di territori marginali o poco serviti; la possibilità di fruizione turistica per tutte le persone, indipendentemente dall’età, dalle condizioni di salute dalla presenza di disabilità, dall’orientamento sessuale e da chi desidera aderire agli ideali naturisti dando così a tutti l’opportunità di apprezzare a fondo la bellezza e l’unicità del patrimonio visitato. In particolare, una regione come le Marche – in cui l’esperienza di viaggio si caratterizza per la ricca offerta culturale, paesaggistica, di arte e tradizioni – la possibilità di accedere alle risorse del territorio dovrà essere pienamente garantita mediante l’approvazione di una specifica legislazione regionale garantendo investimenti e fondi specifici, per l’effettiva esplicazione dei diritti di tutte le sensibilità e promuovere, unitamente alle amministrazioni locali, anche quale importante risorsa economica, il riconoscimento di siti e luoghi ove praticare naturismo e lgbt* friendly, assicurandone accessibilità, rispetto e sicurezza.

PER L’AGRICOLTURA

Il settore agricolo e agroalimentare ha rivelato in occasione dell’emergenza Covid tutta la sua importanza di settore primario e vitale. I valori della qualità, salubrità, genuinità, tipicità delle produzioni agricole e zootecniche hanno ricevuto una particolare attenzione da parte dell’opinione pubblica che ha potuto prendere ancor più coscienza dell’importanza delle filiere agroalimentari, dalla produzione alla trasformazione, dalla commercializzazione alla distribuzione al cittadino.Le Marche hanno un grande patrimonio eno-gastronomico (37 certificazioni di qualità tra Doc, Dop, Igp, Docg, 100mila ettari coltivati a biologico, pari al 20% della superficie agricola utilizzata, oltre 100 prodotti certificati QM – Qualità garantita dalle Marche) che va integrato sempre più in un progetto di sviluppo rurale territoriale, come avvenuto in questi anni con gli Accordi agro-ambientali d’area, gli Accordi di filiera e, da ultimo, con i Distretti del cibo, previsti dalla L.R. n.205/2017. Il nuovo Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2021-2027, che tradurrà a livello regionale l’accordo europeo sulla Politica Agricola Comunitaria (PAC), dovrà puntare ancor più sullo sviluppo territoriale, la coesione sociale, la sicurezza alimentare e la diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni agricole, promuovendo l’innovazione e il rafforzamento delle imprese, favorendo l’impegno dei giovani in agricoltura e contaminando lo sviluppo rurale con l’ambiente, la manifattura, il digitale e la cultura.

GREEN NEW DEAL E AGENDA 2030: UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER RILANCIARE LA BUONA AGRICOLTURA DELLE MARCHE

L’agricoltura è il perno di tre importanti sfide: la mitigazione del cambiamento climatico e la conservazione delle risorse naturali, la proposta di una dieta salutare e sostenibile per tutti, la remunerazione del lavoro degli agricoltori e il benessere delle comunità rurali. Queste tre sfide, oggetto dell’impegno preso dall’Italia con l’adesione all’Agenda 2030, non possono essere affrontate se non guardando alle relazioni che legano l’agricoltura agli altri comparti del sistema alimentare. La crisi dell’agricoltura è, infatti, soprattutto il frutto della crisi di paradigmi ormai obsoleti. Non può esserci agricoltura sostenibile senza imprese di trasformazione e di distribuzione responsabili. Non può esserci agricoltura sostenibile senza consumatori consapevoli. Una “transizione” di tutto il sistema, in grado di incidere anche sui comportamenti individuali, è necessaria.La strategia “Dal produttore al consumatore”, al centro del Green Deal europeo, affronta in modo globale le sfide poste dal conseguimento di sistemi alimentari sostenibili, riconoscendo i legami inscindibili tra persone sane, società sane e un pianeta sano. Tutti i cittadini e gli operatori di tutte le catene del valore dovrebbero beneficiare di una transizione giusta, in particolare a seguito della pandemia di Covid-19 e della recessione economica. Il passaggio a un sistema alimentare sostenibile può apportare benefici ambientali, sanitari e sociali, offrire vantaggi economici e assicurare che la ripresa dalla crisi ci conduca su un percorso sostenibile. Per il successo della ripresa e della transizione è essenziale garantire una sussistenza sostenibile ai produttori primari, che sono ancora svantaggiati in termini di reddito.La pandemia di Covid-19 ci ha reso consapevoli delle interrelazioni tra la nostra salute, gli ecosistemi, le catene di approvvigionamento, i modelli di consumo e i limiti del pianeta. L’aumento della frequenza di siccità, inondazioni, incendi boschivi e nuovi organismi nocivi ci ricorda costantemente che il nostro sistema alimentare è minacciato e deve diventare più sostenibile e resiliente.L’attuale Programma di Sviluppo Rurale comprende misure a favore della formazione ed informazione delle aziende agricole, dell’implementazione di nuovi sistemi di certificazione, della promozione delle eccellenze agroalimentari nel mercato interno ed internazionale, della costruzione di nuovi impianti di stoccaggio e trasformazione, fino alla sperimentazione e innovazione attraverso i progetti pilota.L’Europa sarà il terreno di decisioni importanti per il mondo agricolo, in tema di definizione di Politiche Agricole Comuni (PAC) e politiche di sviluppo rurale e di coesione. Le Comunicazioni della Commissione Europea “Farm to Fork” ovvero “Dal produttore al consumatore”. Per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente” e “Biodiversity Strategy for 2030” ovvero la “Strategia per la Biodiversità per il 2030”, entrambe datate 20 maggio 2020, sono documenti destinati, almeno ce lo auguriamo, a lasciare un segno sul futuro della nostra Europa. Ciò significa fare un salto di qualità nella scelta di “quali” politiche sostenere per il nostro Paese e la nostra Regione. Si tratta, in altre parole, di orientare la nuova PAC, e quindi il PSR, verso un’agricoltura che sia veramente sostenibile. Un’agricoltura dove la sostenibilità ambientale delle imprese e delle pratiche si coniughi con la loro sostenibilità economica e sociale, grazie a imprenditori/imprenditrici professionali, attivi e protagonisti.Il Piano Strategico nazionale sarà un passaggio importante per la definizione di adeguate politiche di sviluppo rurale in grado di accompagnare con determinazione la transizione ecologica e tecnologica del nostro sistema agricolo regionale. Guardiamo a politiche agricole caratterizzate da un approccio di filiera, ovvero che non considerino solo il settore primario ma anche i comparti della trasformazione e della distribuzione. Politiche integrate, volte a perseguire anche obiettivi di sostenibilità ambientale e di attenzione all’alimentazione e alla salute, in grado di attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici. Politiche che sostengano anche la formazione, la consulenza e l’innovazione, al fine di accrescere la resilienza e la professionalità degli agricoltori, assolutamente indispensabili per arrivare a un miglior uso dell’acqua, della terra, delle tecniche agronomiche. Questo per essere in grado di contrastare e gestire gli effetti dei cambiamenti climatici.Gli eco-schemi produttivi da privilegiare saranno: pratiche agroecologiche/ agricoltura biologica; pratiche produttive che sequestrano la CO2 (carbon farming); agricoltura di precisione (precision farming) e agriforestazione.Altro aspetto strategico complessivo da privilegiare saranno gli strumenti per la gestione del rischio in agricoltura: dalle polizze assicurative ai fondi mutualisti che comunque beneficeranno sempre più del sostegno della Politica agricola.Il Made in Italy, declinato nello specifico come Made in Marche e le nostre filiere agroalimentari rappresentano una ricchezza inestimabile che va difesa dalle norme protezionistiche degli altri Paesi e la cui qualità va mantenuta e garantita, in particolare per le aziende che investono in filiere sostenibili a emissioni zero. Un Made in Marche senza un vero approccio di filiera rischia di non portare nei nostri territori quel valore aggiunto che ci si attende. Importante quindi favorire le politiche dell’aggregazione delle produzioni agroalimentari, per aumentare il peso contrattuale nelle dinamiche di mercato, migliorare la competitività del sistema agricolo attraverso il potenziamento dei servizi alla produzione e la professionalizzazione degli imprenditori agricoli. Un passaggio fondamentale sarà quello di migliorare la distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera, attraverso progetti economici in grado di integrare le varie fasi della produzione (dalla coltivazione allo stoccaggio, dalla prima trasformazione alla commercializzazione del prodotto finito) e remunerare adeguatamente tutti i fattori coinvolti nella produzione, a partire dalla materia prima, notoriamente la più penalizzata.In questo senso vogliamo anche proseguire sulla strada delle denominazioni e dei marchi di qualità. La via è quella della valorizzazione di quelli già esistenti e l’inserimento di nuovi prodotti nel quadro delle eccellenze riconosciute del territorio. Pensiamo ad esempio al riconoscimento di alcune colture florovivaistiche e ortofrutticole, ed anche alle birre artigianali ed agricole.I giovani dovranno essere i protagonisti della transizione ecologica e tecnologica. Per questo si deve avviare un Piano per il ricambio generazionale, indispensabile anche alla tutela delle comunità rurali. L’approvazione di una legge in grado di mettere a sistema il settore del biologico, infine, può valorizzare gli accordi di filiera e tutte le positive esperienze dei biodistretti costituiti o in fase di costituzione.

AGRICOLTURA E GESTIONE DELLA FAUNA SELVATICA

Il territorio della regione Marche presenta una grande e pregevole diversità ambientale. Aree montane con vette rocciose e prati sommitali, boschi che degradano sino alle aree collinari con un mosaico di zone coltivate alternate da vegetazione arbustiva, corsi d’acqua, fino alle zone di pianura costiera. A questi territori è associato un elevato livello di biodiversità, con la presenza di numerose specie di fauna selvatica che rappresentano ulteriore elemento di pregio e valore naturalistico. Abbiamo sempre dedicato particolare attenzione alla gestione della fauna selvatica, che consideriamo un bene prezioso per il nostro territorio, consapevoli degli interessi e talvolta delle problematiche che devono essere attentamente considerate per raggiungere un equilibrio che possa garantire: la conservazione delle specie di interesse naturalistico, un prelievo venatorio rispettoso dei principi tecnici e normativi, la collaborazione e il giusto riconoscimento agli imprenditori del mondo zoo-agro-forestale che operano nel territorio in cui la fauna vive.Quindi intendiamo rinnovare il nostro impegno per una gestione moderna della fauna, che possa sfruttare le nuove conoscenze e tecnologie ma nel rispetto delle tradizioni locali, con l’efficientamento della macchina amministrativa attraverso la semplificazione delle procedure con tempi rapidi e certi.

PRENDERCI CURA DELL’AMBIENTE CHE CI CIRCONDA

La tutela e la rigenerazione del capitale naturale sarà la stella polare dell’azione di governo in tema di ambiente. La più grande opera pubblica è prendersi cura del territorio. Azioni concrete per un utilizzo oculato delle risorse ambientali, la difesa del suolo e della costa, la valorizzazione del paesaggio, il contrasto ai cambiamenti climatici. L’intero programma è caratterizzato dal nuovo paradigma di sviluppo della sostenibilità ambientale.

POLO REGIONALE INTEGRATO AMBIENTE E SALUTE

Una economia finalizzata al benessere delle persone e della comunità e non all’accumulo dei profitti. Una produzione ed una gestione del territorio che non determini danno alla salute umana ed all’ambiente attraverso l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. A tale proposito si intende istituire un polo regionale che funga da Centro studi, con possibilità di accordi interregionali, che integri e sviluppi le competenze di ARPA Marche, ARS, Servizio Salute e dei Dipartimenti di Prevenzione, attraverso il quale delineare un modello integrato di governance regionale sulla tematica Ambiente e Salute per un monitoraggio puntuale dell’impatto ambientale e sanitario dovuto alle produzioni industriali, prodotti chimici, ecc. (come ad esempio nell’agricoltura) e sull’insorgenza di tumori. È quindi imprescindibile potenziare agenzie autonome come l’ARPAM favorendo la collaborazione con centri di ricerca e università che diano adeguato spessore scientifico alle indagini ambientali ed epidemiologiche, così da determinare immediate e concrete azioni utili a individuare con chiarezza le fonti di inquinamento e la correlazione con i danni accertati sulla salute degli abitanti, promuovendo l’applicazione di interventi volti alla prevenzione delle patologie in esame.

DIFESA DEL SUOLO: IL TERRITORIO E I CITTADINI IN SICUREZZA

La difesa del territorio marchigiano da alluvioni e frane è stata e dovrà continuare ad essere la priorità da perseguire con una seria strategia unitaria utilizzando i fondi europei sulla base di una pianificazione attenta di interventi strutturali e manutentivi. Ai fini dell’individuazione delle priorità d’intervento, gli strumenti di pianificazione di riferimento sono costituiti dai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), la cui gestione è oggi competenza delle Autorità di bacino distrettuali, e in particolare il livello di rischio (R4, R3, R2, R1) associato alle aree perimetrate.Gli uffici dovranno predisporre il monitoraggio per la valutazione finale delle misure previste nel Piano di Gestione Rischio Alluvione vigente al fine di valutarne l’effettiva realizzazione e l’efficacia, il tutto in vista dell’aggiornamento del piano per i prossimi anni. Con misure tanto di tipo sia strutturale che non strutturale ovvero di tipo organizzativo/gestionale per la gestione dei rischi connessi alla presenza di aree potenzialmente allagabili nel territorio.Particolare attenzione sarà data alla realizzazione di interventi già inseriti nel programma per la ricostruzione post sisma, ma non ancora finanziati: 57 interventi contro il dissesto idrogeologico per complessivi 107,4 milioni che avvieremo e porteremo a compimento.

PARCHI REGIONALI E AREE PROTETTE, PATRIMONIO VERDE E RISORSA ECONOMICA

I Parchi regionali e le riserve naturali rappresentano per la regione non solo un prezioso patrimonio verde e di biodiversità, ma una grande risorsa economica, occupazionale e di sviluppo. Sono motore per nuova offerta turistica ma anche di benessere e qualità della vita.Un volano fondamentale, soprattutto per le aree interne, che hanno bisogno di essere maggiormente tutelate, valorizzate e protette come bene comune. Saranno incrementate le risorse che la Regione Marche mette a disposizione dei Parchi e delle Aree protette, utili per la conservazione paesaggistica e ambientale, del personale e soprattutto saranno previsti nuovi investimenti per il capitolo. I fondi regionali devono essere stanziati a inizio anno, nel Bilancio di previsione, per mettere gli Enti Parco nelle condizioni di una sicura programmazione di spesa.
La Regione Marche sosterrà le realtà nella partecipazione ai bandi europei che spesso prevedono il cofinanziamento. Il potenziamento del sistema parchi e delle aree protette non può che passare attraverso risorse umane sempre più qualificate sia rispetto alle attività di manutenzione sia per un apporto tecnico e specialistico in termini di progettualità di bandi europei ed il miglioramento delle infrastrutture: dai piani di mobilità ciclistica ai percorsi ciclopedonali che collegano aree verdi, parchi e siti storici/ culturali, ai cammini religiosi fino ai boschi d’arte.Consentire un’ampia fruizione di parchi e zone naturalistiche significa poter contare anche su un’offerta ricettiva adeguata che deve essere inevitabilmente integrata nell’ambiente. In questo senso vanno implementati sistemi di abbattimento dei consumi delle materie prime, in particolare l’acqua, destinando il ritorno del risparmio in incentivi sugli stipendi dei lavoratori.

PIANTARE NUOVI ALBERI, RIMBOSCHIMENTO MIRATO

Vogliamo procedere alla piantumazione di alberi nei perimetri urbani, nelle periferie, intorno e dentro le aree industriali. Una grande opera per aumentare la superficie verde della nostra regione, migliorare la qualità dell’aria, contrastare l’eccessiva cementificazione del paesaggio ed il riscaldamento globale. Perché la lotta ai cambiamenti climatici passa anche dalla forestazione del nostro territorio. È scientificamente provato, inoltre, come il rimboschimento abbia effetti positivi per contrastare il pericolo di alluvioni e frane. Per poter valorizzare ulteriormente il nostro patrimonio boschivo, occorre aggiornare l’inventario forestale regionale, essendo quello attuale vecchio di oltre vent’anni.

ACQUA BENE COMUNE

Oltre 5 miliardi di persone potrebbero in un prossimo futuro conoscere gli effetti della crisi idrica mondiale, per i cambiamenti climatici in corso, l’aumento demografico e l’inquinamento delle risorse. In questo quadro generale non fanno eccezione le Marche. Oltre alla diffusione di una cultura ambientale che guardi all’acqua come ad un bene prezioso e limitato e che guidi la popolazione ed interiorizzare corrette abitudini quotidiane nell’utilizzo dell’acqua potabile, volte alla massima riduzione degli sprechi, dalla semplice chiusura del rubinetto quando ci si lava i denti all’installazione dei nebulizzatori, sono necessari interventi volti a migliorare ed ammodernare la rete idrica regionale in modo da azzerare le perdite di acqua che si verificano lungo il corso della rete. Saranno stanziati incentivi per i cittadini che realizzino sistemi di raccolta dell’acqua piovana depurata, sia per usi domestici sia per l’irrigazione. L’obiettivo è utilizzare al massimo, per gli usi consentiti, l’acqua piovana e le acque grigie evitando la dispersione di acqua potabile. Ipotizziamo nuove forme di gestione ad indirizzo pubblico essendo l’acqua un bene primario non privatizzabile.

RIFIUTI ZERO E MARCHE “PLASTIC FREE”

Nelle politiche di raccolta dei rifiuti si deve puntare allo scarto zero, guardando al rifiuto come ad una risorsa, incentivando il riciclo, il riuso ed il recupero, intervenendo già ai vertici delle filiere produttive con politiche di riduzione degli imballaggi ed attuando a pieno i principi dell’economia circolare. Le Marche sono state la prima regione d’Italia ad aver approvato una legge regionale per ridurre i rifiuti plastici nelle spiagge e contrastare la plastica in mare. Si proseguirà sul solco già segnato di rendere le Marche una regione “plastic free”, disincentivando l’utilizzo dell’usa e getta. Si darà poi piena attuazione alla legge regionale contro lo spreco alimentare. In questo quadro generale, continuerà ad essere fondamentale il ruolo svolto dalle scuole per un’educazione al consumo consapevole, partendo dal presupposto che le scelte responsabili di vita quotidiana in tema di consumi possano cambiare il mondo.Daremo piena attuazione al Piano regionale di Gestione dei Rifiuti implementando la premialità ai comuni virtuosi e favorendo la realizzazione di nuovi impianti di prossimità. In assenza dell’approvazione dei Piani di Ambito Territoriale la Regione autorizzerà la realizzazione degli eventuali nuovi impianti di gestione dei rifiuti, commisurati alle reali esigenze di conferimento dei territori.

LA TUTELA E IL BENESSERE DEGLI ANIMALI

La Regione istituirà l “Ufficio tutela del Benessere degli animali” e la nomina di un Garante per i Diritti degli animali. L’operato di tale Ufficio dovrà svolgersi in sinergia con le Istituzioni, con le Associazioni animaliste ed ambientaliste, disponendo del supporto dei Servizi Veterinari ASUR nonché di medici veterinari esperti in comportamento animale.

RANDAGISMO E CANILI 3.0

Contrasto al fenomeno crescente dell’abbandono mediante l’estensione dell’attività di vigilanza, il rafforzamento dell’informazione e dell’educazione sanitaria e il controllo delle violazioni: più rispetto per gli animali e meno costi pubblici legati all’abbandono.Per migliorare la legge 281/91 occorre che la gestione dei canili comunali venga affidata non a privati ma alle sole associazioni con comprovata esperienza e serietà nel campo, stabilendone per legge i criteri per l’adozione: non ogni cane è adatto a ogni adottante e viceversa. Va pertanto modificata l’attuale legge regionale.Se inizialmente si poteva parlare di canili 1.0 in cui ci si preoccupava di togliere i cani dalle strade per poi sopprimerli, si è poi passati a una seconda fase, da cui al canile sanitario si è passati al rifugio, senza però intervenire in maniera ancora significativa sul tema delle adozioni. Oggi i tempi sono maturi per ragionare su politiche mirate alle adozioni. La spesa legata al mantenimento dei cani e alla mancata adozione pesa sensibilmente sui bilanci comunali, si può quantificare per il solo in cibo una cifra superiore ai 27 milioni di euro a livello nazionale. Dietro a queste cifre si nascondono evidentemente business considerevoli e forti appetiti che contrastano con le politiche di adozione: ogni cane rappresenta una fonte di guadagno certo. SI adotteranno tutte le misure necessarie per impedire introiti e interessi di singoli a discapito dell’adozione del cane da parte delle famiglie marchigiane.Così come fondamentale è la formazione dei volontari e degli operatori ASL e una modifica dei criteri per l’assegnazione dell’affidamento nelle gare pubbliche: minor punteggio al minimo ribasso e maggior punteggio al numero di adozioni realizzate nell’anno precedente.Un aspetto nuovo e avanzato sulla gestione dei servizi dei canili e dei gattili comunali con il volontariato qualificato delle associazioni animaliste, investendo sul riconoscimento dei cani che vengono affidati dalle associazioni ai cittadini e una regolamentazione dei casi in cui i cani non possono essere sequestrabili per maltrattamento ma che per motivi oggettivi non possono più vivere nella famiglia di origine.Realizzare una rete di micro-canili certificati”, realtà di piccola dimensione, a basso impatto ambientale, gestiti da personale volontario animalista formato, in grado di garantire adozioni certificate, tramite una stretta collaborazione tra Comuni, ASL e associazioni animaliste anche per un migliore controllo sanitario degli animali e una gestione ‘più trasparente’ dal punto di vista economico delle strutture.Inoltre, favorendo la diffusione di canili consortili nelle piccole città si riducono i costi di gestione per le pubbliche amministrazioni di Comuni con meno di 15.000 abitanti. I servizi dei canili e dei gattili comunali attraverso personale volontario qualificato delle associazioni animaliste danno la garanzia di una corretta gestione con l’obiettivo di detenere gli animali al meglio favorendo la giusta adozione.Altra fondamentale lotta è quella al contrasto del commercio illegale dei cuccioli provenienti dall’Est Europa e divieto di commercio di cani a gatti nei negozi, nei mercati e nelle fiere.

COSA VOGLIAMO 

  • Incentivi a sterilizzazione e microchippatura di cani e gatti
  • Contrasto del commercio illegale dei cuccioli, stop alla vendita ambulante e nei negozi
  • Favorire diffusione di canili consortili nelle piccole città, riducendo i costi di gestione per le pubbliche amministrazioni di Comuni con meno di 15.000 abitanti con sostegni all’adozione responsabile e non alla detenzione dei cani
  • Gestione dei servizi dei canili e dei gattili comunali con il volontariato qualificato delle associazioni animaliste.
  • Contrasto al fenomeno crescente dell’abbandono mediante l’estensione dell’attività di vigilanza, il rafforzamento dell’informazione e dell’educazione sanitaria e il controllo delle violazioni: più rispetto per gli animali e meno costi pubblici legati all’abbandono.

ALLEVAMENTO INTENSIVO, UN SISTEMA D’ALLEVAMENTO CHE NON FA BENE A SALUTE, AMBIENTE E ANIMALI

La nostra regione è ad altra intensità di allevamenti di animali da reddito. È necessaria una maggiore attenzione della Sanità Pubblica Veterinaria finalizzata al rispetto del benessere animale, sia per la crescente sensibilità dell’opinione pubblica sul rispetto delle condizioni di allevamento degli animali da reddito che hanno portato, se pur in maniera ancora ridotta, a un sensibile sviluppo per l’emanazione di norme a cui devono attenersi le filiere produttive. Il recente caso di un allevamento di suini a Senigallia, portato alla cronaca per i maltrattamenti inflitti negli animali da parte dei gestori dell’allevamento, chiuso poi grazie all’attenzione di alcune Associazioni animaliste, è l’esempio di ciò che non vogliamo accada mai più. Pertanto Riteniamo importante un adeguamento di tutte le strutture d’allevamento intensivo introducendo sistemi e misure integrative di garanzia del benessere animale che vanno dalla corretta alimentazione, alla libertà di movimento, a una adeguata illuminazione e una condizione di clima favorevole agli animali. Il nostro sistema di allevamento è fondato sull’intensificazione della produzione e nella maggior parte dei casi non viene rispettato il minimo benessere degli animali e questa modalità di allevamento impatta pesantemente sulla salute delle persone e sulle risorse naturali.Nel piatto c’è una delle risposte possibili alla crisi ambientale: non mangiando una bistecca bovina di 500 grammi una volta alla settimana per un anno si salvano: 910mq di foresta, 390kg di cereali, 403.000 litri d’acqua, 936kg di C02.Un minor consumo di carne, privilegiando quella proveniente da allevamenti estensivi e di produzione biologica è certamente un modello e uno stile di vita verso una sostenibilità e rispetto verso gli altri animali.L’applicazione delle norme comunitarie sulle condizioni degli allevamenti intensivi è controllata e verificata dai medici veterinari di Medicina Pubblica, tuttavia si registrano diversi casi in cui le verifiche ordinarie e straordinarie presso gli allevamenti da parte di personale delle Asl viene fatto senza considerare le condizioni di benessere dell’animale e ciò non deve avvenire.La consapevolezza di ciò o di chi ci cibiamo è necessaria, perché nel nostro piatto ci sono alcune risposte possibili alla crisi ambientale, etica e sanitaria, soprattutto in un quadro allarmante come quello dell’antibiotico resistenza sull’essere umano. Circa l’80% degli antibiotici presenti sul mercato vengono usati sugli animali poiché in caso di animale ammalato si tende a curare tutti anziché isolare il caso e curarlo, ma l’uso massiccio antibiotici negli allevamenti italiani ha gravi effetti sul fenomeno di antibiotico-resistenza nell’essere umano.
È una battaglia che fatta per gli essere umani e non umani.Vogliamo dati certi e trasparenti sull’uso di antibiotici negli allevamenti e sulle resistenze agli antibiotici, e riteniamo necessario avviare con urgenza un piano di riduzione obbligatorio che vieti anche in alcune filiere l’uso degli antibiotici di importanza critica per l’uomo.Pensiamo anche che vi siano scarsi controlli rapportati all’enorme movimentazione di esseri viventi e che dunque sia necessaria una vigilanza maggiore delle condizioni di trasporto degli animali destinati al macello e anche per quanto riguarda il traffico di cuccioli di cane che, gestito da trafficanti senza scrupoli, movimenta un business di trecento milioni di euro l’anno, anche a scapito degli allevatori.

COSA VOGLIAMO

  • Miglioramento delle condizioni degli animali allevati destinati al macello senza sofferenza e maltrattamento attraverso una riduzione degli allevamenti intensivi di animali destinati all’alimentazione umana a favore di quelli estensivi.
  • Minor uso improprio di antibiotici rispetto a quanto avviene ora negli allevamenti intensivi.

CONTRO I MALTRATTAMENTI

Proponiamo di introdurre collaborazioni con le Associazioni animalisti ed ambientaliste preposte ed autorizzare al controllo contro i maltrattamenti. Animali non più cose ma esseri senzienti, conferendo loro diritti e status giuridico, innalzando ulteriormente l’ambito di tutela penale rispetto al delitto di uccisione di animali e alle altre fattispecie di reati in danno di animali assicurando i responsabili alla giustizia e alla certezza della pena.

TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA PER TUTTI

Aldilà degli aspetti morali, la normativa nazionale attuale consente ai cacciatori di accedere ai terreni privati a prescindere dalla volontà del proprietario: l’esercizio della caccia non deve prevalere sulla tutela della proprietà privata. La positiva ricomparsa di specie come l’orso e il lupo nelle Marche è messa in discussione dopo decenni di integrale protezione. Vogliamo una legge regionale che non permetta di cacciare nei fondi privati anche senza autorizzazione del proprietario del fondo. Vogliamo l’aumento delle specie non cacciabili e un rilancio delle aree protette anche come sviluppo turistico della nostra regione. Attivazione di sistemi di prevenzione dei possibili conflitti con le specie selvatiche con soluzioni incruente.

EDUCAZIONE AL RISPETTO DEGLI ANIMALI

Nella scuola il tema sul rispetto e benessere degli animali è lasciata alla sola sensibilità del dirigente scolastico e dei docenti. L’obiettivo che vogliamo raggiungere è insegnare ai bimbini, fin dalla più tenera età, a relazionarsi correttamente con gli animali, cercando di sensibilizzarli sulle responsabilità che comporta la convivenza con un animale maturando anche una consapevolezza sulle esigenze e sulle responsabilità che comporta la convivenza con l’animale al fine di prevenire il fenomeno dell’abbandono e del randagismo.D’intesa con l’Ufficio Regionale Scolastico promuoveremo iniziative al fine di programmare nell’ambito del Piano di Offerta Formativa una giornata dedicata al rispetto e tutela degli animali con proposte educative differenti in base alle diverse fasce d’età nella scuola materna, primaria di primo e secondo grado e scuola superiore.Proporremo di indicare il quattro ottobre, San Francesco, dove la tradizione vuole che il Santo abbia avuto un rapporto particolare con gli animali, la “Giornata Scolastica Regionale del rispetto degli animali” Gli animali d’affezione molto spesso incidono sul bilancio familiare. Occorre incentivarne l’adozione anche mediante supporti economici, affinché sia data la possibilità di adottare un cane per sottrarlo a una vita in gabbia. Metteremo a bilancio 300 euro all’anno per spese veterinarie per i redditi bassi. Inoltre ci impegnano per istituire una “mutua” per animali da compagnia. Una regione attenta agli animali è una regione a misura di persona.

PER LO SPORT

Lo sport è un diritto di tutti i cittadini, un elemento di civiltà e cultura che la Regione deve sostenere e promuovere in ogni sua forma, che sia professionistico, agonistico, amatoriale.L’esperienza e la letteratura ci insegnano come gli investimenti nello sport abbiano importanti ricadute anche in altri settori come sanità, istruzione, formazione, servizi sociali, turismo, politiche giovanili. Molto è stato fatto in questo ambito; la diffusione della pratica sportiva rimane un obiettivo che vogliamo continuare a perseguire anche in futuro. Questo perché crediamo nello Sport come miglioramento della qualità della vita e di crescita economica del territorio.

VALORE SOCIALE DELLO SPORT

L’attività sportiva, soprattutto tra i più giovani, insegna importanti valori educativi, di integrazione e di socializzazione. La pratica sportiva, sia agonistica sia amatoriale, incentiva la collaborazione e la partecipazione favorendo lo sviluppo e la crescita sociale, in particolare per chi vive in contesti di fragilità.In questo senso migliorare e incentivare la pratica sportiva rappresenta un vero e proprio piano di prevenzione sociale. Dobbiamo proseguire le iniziative e i progetti per favorire la promozione sportiva, per la lotta alle diseguaglianze, per combattere la sedentarietà e per promuovere corretti stili di vita e una sana alimentazione.Un modello di inclusione e integrazione è rappresentato dallo sport per diversamente abili. Dobbiamo lavorare per favorire la diffusione della pratica sportiva per tutti i cittadini e sostenere il lavoro svolto dal Comitato Italiano Paralimpico. Il CIP Marche conta 1500 iscritti e molte società che rappresentano un punto di riferimento positivo per l’integrazione e la riabilitazione delle persone. La Regione dovrà continuare a garantire risorse adeguate alle attività e le iniziative coordinate dal CIP.Andrà quindi aggiornata la legge regionale 5 del 2012 sulla promozione dello sport e delle attività motorio-ricreative, anche alla luce dei cambiamenti normativi e legislativi che hanno interessato il mondo dello Sport.

LO SPORT NELLA SCUOLA

In questo ambito risultano di strategica importanza le palestre scolastiche. Le Scienze Motorie a scuola sono considerate ormai da tempo un elemento fondamentale per la crescita sana e corretta degli alunni, senza dimenticare che l’attività motoria è un importante strumento che agevola anche l’apprendimento. Insieme all’Ufficio Scolastico Regionale, i Comuni e le Province vanno verificate le disponibilità di utilizzo delle palestre scolastiche per l’attività sportiva degli studenti e, negli orari extrascolastici, per le società sportive del territorio. Con il governo centrale vanno definite le risorse necessarie per la sanificazione dei locali.Vanno sviluppati i progetti rivolti alla promozione dell’attività motoria e sportiva, insieme al MIUR, al CONI, Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e al mondo sportivo, prevedendo risorse del piano della prevenzione regionale rivolto al mondo dello sport e della scuola primaria. Tutto ciò in attesa che il Parlamento preveda le Scienze Motorie tra le materie obbligatorie nella scuola primaria con l’istituzione della figura dell’insegnante laureato in Scienze Motorie. Parimenti, con gli enti di promozione sportiva, va prevista l’attività motoria rivolta ad adulti e over 65 per arrivare al diritto allo Sport per tutti.Coordinare l’attività e il potenziamento delle attività dei sette licei sportivi. È fondamentale permettere ai giovani atleti che vogliono intraprendere l’impegnativo percorso dell’attività agonistica di sostenere anche la propria formazione scolastica. È un obbligo per le Istituzioni far sì che i nostri atleti non debbano scegliere tra scuola e sport.
Praticare attività sportiva è un’abitudine che ciascun bambino dovrebbe avere sin dalla tenera età perché ne va della salute da adulti. Proponiamo l’estensione dell’attività fisica nelle scuole per i bambini dai 5 ai 10 anni, accompagnata da una prescrizione medica della stessa attività. Visti, infatti, i dati allarmanti sull’obesità infantile e sulla sedentarietà, l’obbligo di una disciplina motoria da un lato sarebbe la risposta pratica e dall’altro, incentiverebbe l’occupazione e la professionalità se affidata a laureati in Scienze motorie.

SPORT E SALUTE

Lo sport è paragonabile per efficacia ad un vero e proprio farmaco (a basso costo e senza effetti collaterali), un principio che rientra tra gli obiettivi di prevenzione e di salute da realizzare nella nostra regione. La letteratura afferma come ogni euro investito in attività sportiva comporti un risparmio di ben tre euro nella spesa sanitaria.Ad oggi lo sport rappresenta quindi il miglior investimento a medio e lungo termine sulla salute. Non solo infatti lo sport previene l’insorgere di patologie, ma migliora sensibilmente la qualità della vita di coloro che lo praticano a qualsiasi età.Un impatto immediato in ambito sanitario, ad esempio, è quello ottenuto dalla Legge Regionale che prevede la gratuità per gli under 18 delle visite sportive per attività agonistiche. Le visite mediche sportive oggi rappresentano l’unico screening sanitario rivolto a tutti i giovani. In questi cinque anni abbiamo aumentato dal 34% al 69% la gratuità delle visite mediche sportive grazie anche al convenzionamento di 16 centri di medicina sportiva privata con il Servizio Sanitario Regionale.L’obiettivo per la prossima legislatura è di dare piena attuazione alla Legge Regionale così da garantire a tutti i ragazzi under 18 la gratuità delle visite mediche sportive per l’attività agonistica. Non è giusto far pagare alle famiglie il costo delle visite. In primo luogo vanno quindi fatte le assunzioni dei medici sportivi per i centri di medicina sportiva pubblica. Andrà inoltre favorita una convenzione con i pediatri di libera scelta, i medici di medicina generale e la Regione per la certificazione dell’attività sportiva non agonistica, senza alcun onere a carico delle famiglie.Collaborazione tra entiÈ fondamentale implementare la collaborazione con il mondo sportivo (CONI, CIP, Federazioni ed Enti di Promozione Sportiva) e con i Ministeri interessati a partire da quelli dello Sport, dell’Istruzione e della Sanità. Oltre ai finanziamenti occorrerà incentivare l’utilizzo delle risorse comunitarie, come già avviene con il programma ERASMUS + per l’organizzazione di eventi e manifestazioni. Proponiamo come Regione Marche al Governo Italiano di prevedere l’utilizzo dei fondi comunitari nella nuova programmazione europea 2021-2027, come già richiesto anche dal Comitato delle Regioni.Per favorire lo sviluppo dei nostri territori con gli eventi e le manifestazioni sportive va costituita dalla Regione insieme alla Camera di Commercio delle Marche e i Comuni interessati una Sport Commission. Ovvero una struttura che sappia coinvolgere il mondo dello Sport anche in rapporto con le associazioni di categoria e gli sponsor per valorizzare e promuovere al meglio lo sport e le sue ricadute economiche.

SPORT, TALENTI E SOCIETÀ

È compito della Regione valorizzare e permettere la crescita di talenti sportivi, sostenendo lo sport agonistico a partire dalla diffusione dei settori giovanili. È giusto che le istituzioni sostengano l’impegno di atleti, dirigenti, tecnici e collaboratori. Il mondo sportivo vive e si sorregge grazie alla passione, all’esperienza e all’impegno di costoro, che rappresentano il vero valore aggiunto e una forza organizzata del mondo del volontariato. Un’attività che ha donato e continua a dare alla nostra regione atleti di caratura nazionale e internazionale che accrescono il senso di appartenenza al territorio e danno visibilità alla regione. In tal senso, per celebrare la storia sportiva marchigiana, va realizzato un Museo dello sport, dove raccogliere le testimonianze e i cimeli delle tante esperienze di cui il territorio è ricco e che abbiamo l’obbligo morale di trasmettere e fare conoscere alle nuove generazioni.
Lo sport è anche una questione di salute pubblica; si stima infatti che a livello nazionale circa tre adulti su dieci siano sovrappeso e uno su dieci addirittura obeso. Percentuali tra l’altro in crescita di anno in anno, soprattutto nelle fasce più giovani d’età, dai 5 ai 19 anni e ciò va a incidere sui costi di sanità pubblica. Prevenire malattie vuol dire evitare spese che potrebbero andare a coprire altri settori medici. Vogliamo creare un fondo regionale permanente per lo sport e l’attività fisica oltre che un credito d’imposta per le aziende che sponsorizzano le società sportive alle quali va riconosciuto il ruolo fondamentale di educare i nostri ragazzi, insegnando loro abitudini di vita e di correttezza morale dei comportamenti che caratterizzeranno poi anche la loro vita adulta. Vogliamo applicare alle famiglie delle detrazioni per lo sport e l’attività fisica, gratuita per i ragazzi fino ai 12 anni. L’obiettivo è incentivare la pratica sportiva, per insegnare anche ai più piccoli ad occuparsi al meglio della propria salute e intervenire prima ancora dell’insorgenza del problema.

SPORT E TURISMO

Lo sport si distingue anche come strumento di promozione turistica e sviluppo economico del territorio tramite l’organizzazione di manifestazioni, eventi, gare e stage. Gli ultimi dati indicano che più del 12% del flusso turistico viene promosso dallo sport. Questo ha un impatto economico particolarmente positivo per le strutture di accoglienza, poiché insiste generalmente in periodi di “bassa stagione”, garantendo così un afflusso straordinario, ma programmabile, che aumenta il periodo di attività turistica del territorio.Nel contesto turistico lo sport si contraddistingue come attrazione spesso legata a forme di turismo eco-sostenibile. Ne è un esempio il cicloturismo, forma di turismo sempre più apprezzata e in espansione nelle Marche, che si stanno dotando di una rete ciclabile regionale. Altre forme legate agli sport marittimi e nautici, al running e al trekking saranno occasioni per lo sviluppo di un turismo responsabile che permetta di vivere e valorizzare le suggestive località naturalistiche delle Marche al contempo preservandole.La Regione deve favorire il mondo dello sport anche con la riduzione delle fonti di inquinamento e lo sviluppo di gare ed eventi ecosostenibili, promuovendo il progetto plastic free nelle manifestazioni e il progetto recupero e riciclo del materiale sportivo, insieme con Legambiente e le Federazioni di Atletica, di Ciclismo e del Tennis.Impiantistica sportivaTutte le attività sopra elencate dipendono in buona parte dallo stato, dal futuro sviluppo e miglioramento delle strutture degli impianti sportivi regionali. I “luoghi dello sport” sia all’aperto sia al chiuso devono rispondere ai requisiti fondamentali di accessibilità, sostenibilità ambientale ed economica. In questo senso le misure da prendere sono:riqualificare e mettere a norma gli impianti esistenti, con l’efficientamento energetico delle infrastrutture sportive, utilizzando i fondi comunitari, a partire dalle piscine comunali;rifinanziare il bando per acquisto automezzi per le società sportive;completare la rete regionale ciclabile;programmare alcune infrastrutture sportive nella nostra regione tali da ospitare anche Centri Federali Nazionali, quali la piscina olimpionica, il velodromo e il palascherma di Jesi (quest’ultimo già finanziato dalla Regione Marche);completare il censimento degli impianti sportivi, insieme all’Azienda pubblica Sport e Salute, così da arrivare ad una pianificazione strategica delle strutture in tutta la regione;rinnovare la convenzione tra l’Istituto Credito Sportivo e la Regione per favorirefinanziamenti agevolati a tasso zero a favore dei Comuni e delle società sportive. Stilare un protocollo tra la Regione e i quattro atenei marchigiani per potenziare l’impiantistica dedicata agli studenti universitari e sottoscrivere convenzioni con i Comuni dedicate all’utilizzo diffuso di tali impianti sportivi. Particolare attenzione e collaborazione va rivolta alla Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Urbino.

I VALORI COMUNI

MARCHE UNITE NELLA RINASCITA: COESIONE SOCIALE, SOLIDARIETÀ E CIVISMO

Le Marche, è nella forma grammaticale, quel plurale nel nome proprio della nostra regione – unico in Italia – che si sostanzia la natura più profonda della regione. È in quel nome plurale che si condensano l’essenza e la storia di una terra e del suo popolo. Un’essenza ed una storia fatte di unione e di collaborazione. Di solidarietà e di comunione di intenti. Di mani tese e solide. Di rispetto verso gli altri e la propria terra. Di rifiuto dell’odio e di ogni forma di prevaricazione.Valori connaturati con i marchigiani, che appartengono al DNA di ogni cittadino di questa regione, prima ancora che a partiti o a coalizioni politiche. È in questi valori che si ritrova la storia migliore delle Marche. Quella fatta di democrazia e partecipazione, di pluralismo e lotta alle discriminazioni, di progresso e solidarietà, di benessere ed impegno civico, di coraggio e difesa degli ideali di giustizia, uguaglianza, antifascismo, di cultura e buoni sentimenti, di sensibilità e di amore per il bello, di accoglienza e condivisione. È qui, dunque, che possiamo vedere incarnati appieno i principi fondamentali sanciti dalla nostra Carta costituzionale.Ecco cosa è racchiuso in quel nome: Marche. Regione di mare e di terra, di imprenditori e di operai, di artisti e di commercianti, di naviganti e di agricoltori, di maestri e di discepoli, dove le diversità coesistono senza fratture. Dove il tutto è molto più della somma delle singole parti. È solo attingendo a questi valori che può germogliare un futuro prospero, perché rinnegare le proprie radici significa inaridire e morire. È per questo che una politica basata sull’individualismo, sulla sopraffazione del più debole, sullo sprezzo dell’altro, sull’arrivismo, sulla rabbia, sul contrapporre nord e sud della regione, costa ed entroterra, non può attecchire sul territorio marchigiano. Il seme dell’odio non troverà terreno fertile nelle Marche.Le Marche uniscono e non dividono, costruiscono ponti e non alzano muri. È così da sempre. E così sarà ancora. Marche esempio e punto di riferimento per il Paese. Marche crocevia tra Oriente ed Occidente, Marche “porta d’Italia”. Marche fiere e protagoniste del Risorgimento e della Resistenza. Sono solo alcuni dei momenti storici durante i quali, come quasi sempre è accaduto, la regione agì come un tutt’uno.Ed è sempre in quei valori che è da ritrovare la spinta giusta per una nuova crescita economica in grado di generare benessere diffuso e di colmare il divario tra povertà e ricchezza, creando una società più equa. Le Marche sanno già di che si parla. Anche lo sviluppo economico della regione è stato sempre ispirato ai principi di solidarietà e coesione sociale, aspetti che hanno consentito al territorio di resistere, in parte, all’onda d’urto della crisi del 2008, evitando l’esplodere di conflitti sociali e riuscendo a contenere il rischio di marginalità. Anche la storia dell’industria marchigiana è costellata da imprenditori “responsabili”, votati non solo al profitto personale, ma che hanno visto nel proprio lavoro, nella propria “impresa” la possibilità di crescita per un’intera comunità e per un’intera regione, rifiutando ogni forma di sfruttamento della persona e dell’ambiente. È nelle loro vite che troviamo il compiersi della mobilità sociale, personale e collettiva, l’impegno civico e l’abbattimento delle barriere culturali. Insito anche in questa storia c’è il seme della rinascita delle Marche.